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Questo nostro filmato mostra l'effetto
della contaminazione a dosi bassissime, cosiddette subletali e croniche del neonicotinoide, che abbiamo poi scoperto essere il Tiamethoxam.
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Uno studio ha provato
la velocità di trasmissione del cibo nell'alveare: 5 api che
trasferiscono alle altre attraverso la trofallassi (sistema di
alimentazione reciproca proprio degli insetti sociali, che possiede
un'importante funzione di coesione del gruppo) quello che hanno
importato, nel giro di 2 ore lo riceve il 65% delle api adulte ed il
25% delle larve. |
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evidenziate le api più fumate 1.3 Mb Win
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L'ape che si vede
barcollante non è l'unica ad avere problemi. Praticamente quando il
veleno arriva nell'arnia, la famiglia riduce sensibilmente la
propria attività. Il calo del rendimento lo vediamo subito dalla
produzione di Pappa Reale. Ad uno sguardo attento si può notare che
quasi tutte le api che sono fuoriuscite dal foro del coprifavo sono
"fumate".
Non avendo avuto nessun risultato dalle analisi fatte sulle api
morte o morenti, a Marisa è venuto in mente di prendere queste qui
un po' "cotte": abbiamo scrollato i telaini pieni di api in una
bacinella e quelle che rimanevano sul fondo ammucchiate, che non
prendevano il volo come le altre, le abbiamo messe in un contenitore
di plastica trasparente e forata. Queste api sono state
portate subito al laboratorio di analisi in vita,
dopodichè, contrariamente a quelle portate già morte o prelevate
morenti, la contaminazione si è potuta
dimostrare. Il
veleno neonicotinoide è facilmente rintracciabile. E bastano quantità
bassissime!
Inutile dire che le famiglie con questi sintomi non superano
l'inverno, abbiamo trovato casse vuote, altre con api morte sul
fondo, altre con un pugno di api e la loro regina (che pena!!!)
morte di fame o assiderate, nel bel mezzo di favi colmi di buon
miele d'acacia ancora opercolato. |
Si parla molto di moria delle
api. L'immagine che salta alla memoria è quella dei mucchi di api morte
davanti agli alveari. Immagini drammatiche, di intossicazioni acute, che
bastano da sole a scatenare un presa di posizione da parte degli organismi
competenti, come sovente si verifica, per i provvedimenti cautelativi del
caso e molte volte si ottiene un intervento risolutivo.
Non si può dire che non ci sia sensibilità per questi problemi. Le api sono
nel cuore di tutti.
Diversa è la situazione per le intossicazioni croniche o quelle da dosi
cosiddette "subletali".
Intossicazioni striscianti e subdole, che portano all'indebolimento della
colonia ed allo scatenarsi delle varie patologie che gli apicoltori e gli
addetti ai lavori ben conoscono, nosema, peste, virosi collegate alla
varroa, calo delle funzioni vitali della regina e così via.
Non vogliamo spacciarci per esperti e non abbiamo nessuna qualifica per
emettere sentenze o pareri scientifici.
Ma nessuno ci potrà togliere l'esperienza accumulata in questi ultimi anni
di osservazione quasi quotidiana del comportamento delle api.
Vuol dire saper constatare che i comportamenti delle famiglie si stanno
modificando, che la risposta naturale che le colonie avevano, come in
passato, alle avversità non è più la stessa. E non parlateci di telefonini,
onde magnetiche o cambiamenti climatici. Il problema sono gli inquinanti che
le api incontrano sul loro percorso: acque sempre più inquinate, la
vegetazione e la flora contaminata da insetticidi e dagli altri cosiddetti
"fitofarmaci" (che sarebbe più onesto chiamare con il loro vero nome cioè
"veleni") utilizzati in agricoltura senza nessuna coscienza.
L'illusione che con la chimica si possano risolvere i problemi creati dalla
macdonalizzazione dell'agricoltura, ci sta portando al disastro. I
concetti fondanti dell'agroecologia sono costantemente e volutamente
disattesi.
L'agricoltura biologica è considerata come una stravaganza praticata da
fricchettoni agresti per pallosi consumatori altrettanto stravaganti.
Il problema è la ricerca scientifica che invece di essere finalizzata a
portare beneficio agli uomini che devono poter continuare a vivere su questa
terra, conservandola e mantenendola viva, è finalizzata solo a produrre
benefici immediati alle cosiddette multinazionali, che unico interesse è
quello di distribuire dividendi agli azionisti.
Tutto il resto non conta.
E nel nostro microcosmo di apicoltori, ci troviamo a sbatterci tra gli
effetti di queste logiche.
Nuovi prodotti sempre più potenti a bassissime dosi vengono immessi sul
mercato, come se la piccola quantità significasse piccolo pericolo. Oggi tra
gli altri veleni ci troviamo ad affrontare questi della classe dei
neonicotinoidi e gli effetti neurotossici (peraltro decantati dagli stessi
produttori) non tardano a vedersi tra gli organismi viventi.
Questo video dimostra il comportamento di api che hanno avuto la sfortuna di
incappare in dosi piccolissime, non letali, di veleno neonicotinoide, e la
molecola trovata è il thiamethoxam.
Il comportamento non lascia dubbi, per quelle che barcollano e si contorcono
(ah se urlassero!....), ma il grave è che tutta la famiglia è già
contaminata.
Non appare immediatamente salvo che ad un occhio esperto, ad un apicoltore
attento. Non deve ingannare l'atteggiamento mansueto, e questo sovente è
scambiato per una colonia in buono stato.
Ma non è così. Inoltre questo comportamento può diventare rapidamente
aggressivo, come gli sbalzi di umore dell'uomo quando soffre di Alzheimer.
Chi ci ha convissuto lo sa. Ed è proprio questo l'effetto: distruggere il
cervello degli insetti (ma solo degli insetti?) e provocarne reazioni
scomposte e irrazionali, rendendo difficilissima la sopravvivenza di quell'organismo
unico che è la "famiglia" di api. Le ricerche scientifiche per fortuna
adesso hanno affrontato e chiarito molto bene cosa succede.
Ormai gli apicoltori si sono ridotti ogni anno a ricomprare sciami d'api in
primavera per poter reintegrare le famiglie che si perdono. Chi riesce si fa
nuclei per sostituire quelle scarse. La causa? Mah, la sfiga, il tempo, la
varroa...
Il bello viene adesso. Chi sostiene la tesi che questi veleni neonicotinoidi
sono così utili all'agricoltura, sta pretendendo di convincerci che se le
api non fossero già ammalate la goccia del veleno non avrebbe fatto
traboccare il vaso.
E' esattamente il contrario.
I veleni sparsi in agricoltura stanno facendo strage di insetti. Siamo poi
così certi che tutti questi insetti "dannosi" non siano il risultato di uno
scompenso creato artificialmente?
Possibile che madrenatura che ci ha permesso di arrivare a questa evoluzione
sia così terribile da metterci sempre di fronte delle avversità che noi
dobbiamo sterminare irreversibilmente per garantire la nostra sopravvivenza?
Oppure è ora che decidiamo di
incominciare a "cacciare i mercanti dal tempio"?
Ecco forse a questo si deve arrivare. Per arrivare ad impedire la
colonizzazione delle nostre menti, dei luoghi decisionali, della politica,
delle università, da parte del potere enorme che hanno le multinazionali
dell'industria agro-chimico-farmarmaceutico-alimentare.
Forse sarà impossibile, forse no, dipende da noi tutti reagire. Non abbiamo
ricette, ma bisogna reagire.
Nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo, forse si arriverà al
traguardo ad una condizione: che nessuno tenti di "organizzare" la reazione.
Non facciamoci "imbrigliare" diffidiamo dagli aiuti interessati di chi alla
fine media sempre per ottenere "il male minore". In questo caso c'è di mezzo
la sopravvivenza della specie, si vive o si muore. Non possiamo vivere
percorrendo la scala dei grigi tra il bianco e il nero.
O l'interruttore rimane acceso e decidiamo di vivere in un mondo con tutti i
colori o la luce si spegne.
Quindi dobbiamo reagire affinchè nessuno si permetta di spegnerci quell'interruttore.
Impediamoglielo!
Marisa e Renato
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