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Prorogato lo stop ai neonicotinoidi sul mais

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sui danni che provocano i neonicotinoidi - maggio 2011
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Questo nostro filmato mostra l'effetto della contaminazione a dosi bassissime, cosiddette subletali e croniche del neonicotinoide, che abbiamo poi scoperto essere il Tiamethoxam.
 

Uno studio ha provato la velocità di trasmissione del cibo nell'alveare: 5 api che trasferiscono alle altre attraverso la trofallassi (sistema di alimentazione reciproca proprio degli insetti sociali, che possiede  un'importante funzione di coesione del gruppo) quello che hanno importato, nel giro di 2 ore lo riceve il 65% delle api adulte ed il 25% delle larve.


 

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Filmato breve con evidenziate le api più fumate 1.3 Mb Win

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L'ape che si vede barcollante non è l'unica ad avere problemi. Praticamente quando il veleno arriva nell'arnia, la famiglia riduce sensibilmente la propria attività. Il calo del rendimento lo vediamo subito dalla produzione di Pappa Reale. Ad uno sguardo attento si può notare che quasi tutte le api che sono fuoriuscite dal foro del coprifavo sono "fumate".
Non avendo avuto nessun risultato dalle analisi fatte sulle api morte o morenti, a Marisa è venuto in mente di prendere queste qui un po' "cotte": abbiamo scrollato i telaini pieni di api in una bacinella e quelle che rimanevano sul fondo ammucchiate, che non prendevano il volo come le altre, le abbiamo messe in un contenitore di plastica trasparente e forata.  Queste api sono state portate subito al laboratorio di analisi in vita, dopodichè, contrariamente a quelle portate già morte o prelevate morenti, la contaminazione si è potuta dimostrare. Il veleno neonicotinoide è facilmente rintracciabile. E bastano quantità bassissime!
Inutile dire che le famiglie con questi sintomi non superano l'inverno, abbiamo trovato casse vuote, altre con api morte sul fondo, altre con un pugno di api e la loro regina (che pena!!!) morte di fame o assiderate, nel bel mezzo di favi colmi di buon miele d'acacia ancora opercolato.

Si parla molto di moria delle api. L'immagine che salta alla memoria è quella dei mucchi di api morte davanti agli alveari. Immagini drammatiche, di intossicazioni acute, che bastano da sole a scatenare un presa di posizione da parte degli organismi competenti, come sovente si verifica, per i provvedimenti cautelativi del caso e molte volte si ottiene un intervento risolutivo.
Non si può dire che non ci sia sensibilità per questi problemi. Le api sono nel cuore di tutti.

Diversa è la situazione per le intossicazioni croniche o quelle da dosi cosiddette "subletali".
Intossicazioni striscianti e subdole, che portano all'indebolimento della colonia ed allo scatenarsi delle varie patologie che gli apicoltori e gli addetti ai lavori ben conoscono, nosema, peste, virosi collegate alla varroa, calo delle funzioni vitali della regina e così via.
Non vogliamo spacciarci per esperti e non abbiamo nessuna qualifica per emettere sentenze o pareri scientifici.
Ma nessuno ci potrà togliere l'esperienza accumulata in questi ultimi anni di osservazione quasi quotidiana del comportamento delle api.
Vuol dire saper constatare che i comportamenti delle famiglie si stanno modificando, che la risposta naturale che le colonie avevano, come in passato, alle avversità non è più la stessa. E non parlateci di telefonini, onde magnetiche o cambiamenti climatici. Il problema sono gli inquinanti che le api incontrano sul loro percorso: acque sempre più inquinate, la vegetazione e la flora contaminata da insetticidi e dagli altri cosiddetti "fitofarmaci" (che sarebbe più onesto chiamare con il loro vero nome cioè "veleni") utilizzati in agricoltura senza nessuna coscienza.
L'illusione che con la chimica si possano risolvere i problemi creati dalla macdonalizzazione dell'agricoltura, ci sta portando al disastro. I concetti fondanti dell'agroecologia sono costantemente e volutamente disattesi.
L'agricoltura biologica è considerata come una stravaganza praticata da fricchettoni agresti per pallosi consumatori altrettanto stravaganti.
Il problema è la ricerca scientifica che invece di essere finalizzata a portare beneficio agli uomini che devono poter continuare a vivere su questa terra, conservandola e mantenendola viva, è finalizzata solo a produrre benefici immediati alle cosiddette multinazionali, che unico interesse è quello di distribuire dividendi agli azionisti.
Tutto il resto non conta.
E nel nostro microcosmo di apicoltori, ci troviamo a sbatterci tra gli effetti di queste logiche.

Nuovi prodotti sempre più potenti a bassissime dosi vengono immessi sul mercato, come se la piccola quantità significasse piccolo pericolo. Oggi tra gli altri veleni ci troviamo ad affrontare questi della classe dei neonicotinoidi e gli effetti neurotossici (peraltro decantati dagli stessi produttori) non tardano a vedersi tra gli organismi viventi.

Questo video dimostra il comportamento di api che hanno avuto la sfortuna di incappare in dosi piccolissime, non letali, di veleno neonicotinoide, e la molecola trovata è il thiamethoxam.
Il comportamento non lascia dubbi, per quelle che barcollano e si contorcono (ah se urlassero!....), ma il grave è che tutta la famiglia è già contaminata.
Non appare immediatamente salvo che ad un occhio esperto, ad un apicoltore attento. Non deve ingannare l'atteggiamento mansueto, e questo sovente è scambiato per una colonia in buono stato.
Ma non è così. Inoltre questo comportamento può diventare rapidamente aggressivo, come gli sbalzi di umore dell'uomo quando soffre di Alzheimer. Chi ci ha convissuto lo sa. Ed è proprio questo l'effetto: distruggere il cervello degli insetti (ma solo degli insetti?) e provocarne reazioni scomposte e irrazionali, rendendo difficilissima la sopravvivenza di quell'organismo unico che è la "famiglia" di api. Le ricerche scientifiche per fortuna adesso hanno affrontato e chiarito molto bene cosa succede.
Ormai gli apicoltori si sono ridotti ogni anno a ricomprare sciami d'api in primavera per poter reintegrare le famiglie che si perdono. Chi riesce si fa nuclei per sostituire quelle scarse. La causa? Mah, la sfiga, il tempo, la varroa... 

Il bello viene adesso. Chi sostiene la tesi che questi veleni neonicotinoidi sono così utili all'agricoltura, sta pretendendo di convincerci che se le api non fossero già ammalate la goccia del veleno non avrebbe fatto traboccare il vaso.
E' esattamente il contrario.
I veleni sparsi in agricoltura stanno facendo strage di insetti. Siamo poi così certi che tutti questi insetti "dannosi" non siano il risultato di uno scompenso creato artificialmente?
Possibile che madrenatura che ci ha permesso di arrivare a questa evoluzione sia così terribile da metterci sempre di fronte delle avversità che noi dobbiamo sterminare irreversibilmente per garantire la nostra sopravvivenza?

Oppure è ora che decidiamo di incominciare a "cacciare i mercanti dal tempio"?

Ecco forse a questo si deve arrivare. Per arrivare ad impedire la colonizzazione delle nostre menti, dei luoghi decisionali, della politica, delle università, da parte del potere enorme che hanno le multinazionali dell'industria agro-chimico-farmarmaceutico-alimentare.
Forse sarà impossibile, forse no, dipende da noi tutti reagire. Non abbiamo ricette, ma bisogna reagire.
Nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo, forse si arriverà al traguardo ad una condizione: che nessuno tenti di "organizzare" la reazione. Non facciamoci "imbrigliare" diffidiamo dagli aiuti interessati di chi alla fine media sempre per ottenere "il male minore". In questo caso c'è di mezzo la sopravvivenza della specie, si vive o si muore. Non possiamo vivere percorrendo la scala dei grigi tra il bianco e il nero.
O l'interruttore rimane acceso e decidiamo di vivere in un mondo con tutti i colori o la luce si spegne.
Quindi dobbiamo reagire affinchè nessuno si permetta di spegnerci quell'interruttore. Impediamoglielo!

Marisa e Renato