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Un cordiale saluto ai
presenti.
Consentitemi di
aprofittare della vostra cortese pazienza prima di introdurmi nel tema centrale del
dibattito, per darvi alcune informazioni preliminari sul Comando Carabinieri per la Tutela
dell'Ambiente (già Nucleo Operativo Ecologico) di cui sono vicecomandante. Ritengo
che non sia ancora adeguatemente conosciuto e che non ci sia ancora un rapporto
interattivo col cittadino, che andiamo ricercando, per affrontare insieme in maniera
sinergica i problemi che riguardano l'ambiente.
Questo reparto nasce
nel 1986, unitamente al Ministero dell'Ambiente; è la prima forza di Polizia nella CE, e
questo ritengo che sia un motivo di orgoglio e di soddisfazione da sottolineare, dedicata
interamente ai problemi dell'ambiente.
I compiti sono quelli di vigilanza, controllo erepressione dei reati compiuti
nell'ambiente. Un ambiente che l'uomo continua a trattare in maniera troppo disinvolta,
spesso sconsiderata, andando ad aggravare le condizioni di salute che di per se sono già
abbastanza precarie. Il reparto opera alle dirette dipendenze del Ministero dell'Ambiente;
sul territorio è distribuito con 17 sezioni operative, su base regionale, che
costituiscono una interfaccia diretta con la popolazione, con le altre realtà, con le
altre organizzazioni sociali. A livello attuale dispone di una sezione analisi che ci
consente di elaborare delle valutazioni previsionali in un ambito dove i parametri della
illegalità sono abbastanza diffusi, ed è avvertito un interesse crescente della
criminalità organizzata anche con connotazioni internazionali.
Oggi più che mai la
sezione analisi è fondamentale perchè ci sono dei cambiamenti nella società che
difficilmente possono essere prevedibili. Disponiamo di una sala situazione, che ci
consente di gestire le crisi ambientali. In questa sala situazioni sono installate, in un
quadro di collaborazione della convenzione con l'Anpa, dei sistemi informatici che ci
consentono di monitorare le attività di controllo che vengono svolte sul territorio
nazionale, per evitare che si creino delle sovrapposizioni improduttive oltre che disagio
per chi fosse ripetutamente oggetto di controllo.
Non siamo da soli,
operiamo in simbiosi con i reparti territoriali dell'Arma, che sono presenti sul
territorio in maniera capillare con 4500 stazioni, e con un supporto così presente
possiamo viaggiare a velocità spedita sugli interventi.
Ricerchiamo una proficua attività di collaborazione anche con le altre forze di polizia
oltre che con le organizzazioni ambientaliste (Wwf, Legambiente, ecc.) e tutte quelle
strutture che sono orientate alla conservazione del patrimonio naturale
Per favorire i
contatti col cittadino abbiamo istituito un numero verde 800 253608
attraverso il quale ci prefiggiamo di acquisire informazioni qualificate direttamente
dagli interessati, da coloro che hanno preso visione o hanno partecipato direttamente con
la loro esperienza ai fatti, agli avvenimenti.
I nostri settori di
intervento spaziano dalle varie forme di inquinamento, atmosferico, idrico, del suolo,
acustico, dei campi elettromagnetici, alla protezione della flora e della fauna, dal ciclo
del cemento al ciclo dei rifiuti, per arrivare alla valutazione dei rischi in materia di
OGM, per i quali vi darò alcune informazioni.
Abbiamo maturato nello
scorso anno un'esperienza condivisa con i tecnici dell'ANPA e con quelli delle ARPA;
abbiamo fatto dei controlli mirati a verificare la rispondenza comportamentale rispetto
alle notifiche autorizzatorie rilasciate dai competenti ministeri. Siamo andati quindi sul
terreno, sui siti dove avvenivano queste sperimentazioni e di fatto abbiamo riscontrato,
dopo che si sono comparati gli esiti dei controlli, una serie di inadempienze. Ora ve le
leggo per essere il più fedele possibile a quello che è stato rilevato:
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Presso tutti i siti
non era presente la documentazione indispensabile per poter svolgere il controllo diretto.
Magari si trovava presso la sede legale della società che aveva attivato la
sperimentazione, ma lì c'era l'ignaro fattore che addirittura non sapeva neanche fosse in
atto una sperimentazione. Si era limitato ad affittare o a dare in comodato
l'appezzamentodel terreno, dopodichè le cose erano rimaste in tal modo.
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Chi effettuava
materialmente le lavorazioni non aveva coscienza di quello che stava facendocioè degli
eventuali rischi a cui si stava esponendo, ancorchè si stia insistendo che non ci sia
pericolosità tra il passaggio del transgenico sul prodoitto naturale all'uomo, tuttavia
è un fatto etico-morale e deontologico quello di dare delle informazioni corrette a chi
è chiamato a svolgere un'attività di lavoro.
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Non abbiamo
riscontrato sempre una segnaleticaappropriata ed inoltre, spesso, le distanze tra i campi
in sperimentazione e quelli di altri proprietari confinantierano al di sotto dei limiti
stabiliti dalla notifica.
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Negli anni successivi
alla dismissione della sperimentazione, non ci sono stati controlli per verificare lo
status nuovo dell'ambiente dove la sperimentazione era stata portata a compimento. Il
materiale organico di scarto non era stato adeguatamente distrutto o rimosso, spesso la
fresatura dei monconi era stata rimessa sotto una coltre di terra relativamente spessa e
lì giaceva in attesa di un degrado più o meno naturale.
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Le sementi OGM erano
trasportate spesso senza le prescritte autorizzazioni.
Facendo parte
della Commissione per la Biosicurezza, ci siamo premuniti di segnalare tutti questi
aspetti negativi, formulando nel contempo un pacchetto di misure da introdurre sul piano
ordinativo e organizzativo per andare a governare meglio questo comparto che è un
po' lasciato così al "fai da te".
Anche qui ve le rileggo per essere sufficientemente fedele a quanto abbiamo proposto:
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Rendere obbligatoria
la tenuta della documentazione di base utile al controllo anche presso il proprietario od
affiduatario del terreno dove viene effettuata la coltivazione di prodotti OGM, in questo
modo pure eventuali ispezioni a sorpresa potrebbero essere portate a compimento in maniera
efficace ed esaustiva.
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Poter disporre di un
apparato sanzionatorio completo e dettagliato, nel quale possano essere individuate
distintamente le singole violazioni. Ciò comporterebbe maggiore chiarezza
nell'applicazione della normativa con conseguenti vantaggi sia sull'azione ispettiva che
sulla eventuale azione repressiva dei negligenti.
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Ridefinire l'iter
autorizzativo per il trasporto delle sementi destinate ai fini di sperimentazione e di
miglioramento genetico,
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Organizzare una banca
dati relativa ai contenuti delle notifiche, ai siti destinati alla sperimentazione, e agli
esiti della sperimentazione stessa.
Tutti questi
suggerimenti sono stati compendiati, assieme ad altri suggerimenti che hanno fornito altri
esperti, in un documento che è stato presentato l'11 aprile a Roma dal Ministro
dell'Ambiente ed è intitolato: "Problematiche connesse all'impiego dei Ogm e
proposte di interventi".
Credo che si tratti di un documento primo del genere in Italia, che è caratterizzato da
un approccio scientifico, ritengo abbastanza obiettivo, anche se ovviamente restano
valide, in merito alla "libertà della scienza", tutte le altre
considerazioni che faceva l'oratore che mi ha preceduto.
Comunque è sicuramente una valida base per spunti e ulteriori approfondimenti delle
tematiche proposte; è organicamente organizzato, tratta del rischio dei livelli di
sperimentazione che abbiamo fin qui raggiunto, i criteri ispiratori della normativa del
settore in generale, quindi è una valutazione a tutto campo: ritengo che non sia una
fonte di cognizione sterile, questo è un mio personale parere.
Tra le azioni che sono
state proposte dalla commissione vi è anche l'istituzione di un Osservatorio Nazionale in
materia di Organismi Geneticamente Modificati.
Proprio in questa direzione sono stati mossi i primi passi perchè il 18, presso
l'Organizzazione Mondiale della Sanità, abbiamo fatto una prima riunione per saggiare il
livello di disponibilità che è stato generalizzato, e dar vita a questo nuovo organismo
che consentirà un accesso trasversale a tutte le componenti sociali interessate ad
acquisire informazioni sulle problematiche afferenti l'impiego di OGM.
Quindi ritengo alla luce delle considerazini che abbiamo fatto, che ci sia una forte presa
di coscienza verso il rischio dal rilascio deliberato o dall'uso confinato di OGM,
coscienza che è alimentata da una più diffusa sensibilità verso i problemi
dell'ambiente, sensibilità presente nelle giovani generazioni, che stanno guardando al
loro futuro con più attenzione.
Quindi c'è questa presa di coscienza che vuole valutare il rischio, individuare criteri
per gestire questo rischio e principalmente per informare in rapporto a questo rischio.
Credo che questi siano dei grossi passi avanti, perchè è una informazione trasversale
aperta a tutti, non è verticalizzata.
Le nuove generazioni
sentono un bisogno impellente di riorganizzarsi una vita più sana e più sicura e in
questa direzione si stanno muovendo.
Noi istituzioni permanenti possiamo contribuire a traghettare sul piano della legalità
questi cambiamenti, queste trasformazioni, a patto che da parte di tutti ci sia una
divulgazione della cultura della legalità e della responsabilità verso l'ambiente.
Sensibilità a valori senza i quali ogni iniziativa è destinata a fallire.
Da parte nostra quindi
l'impegno ad essere vigili ed attivi per contribuire assieme ad acquisire gli obiettivi
individuati e comunemente condivisi.
Vi ringrazio per
l'attenzione.
...ad una
precisazione sul numero verde, il Col. Anchisi ha precisato:
Noi auspichiamo dei
contatti liberi e diretti. Più sono liberi e diretti, più sono autentici. Ci prendiamo
anche l'impegno a seguito delle segnalazioni che ci pervengono sul numero verde 800253608
di ricontattare chi ci ha fornito indicazioni per dargli conto degli esiti conseguenti i
controlli effettuati a seguito della attivazione.
Quindi instauriamo anche un rapporto interlocutorio successivo. Cerchiamo di togliere
quegli aloni di diffidenza che sono retaggi arcaici di un rapporto stranamente vissuto tra
un atteggiamento autoritario da una parte e a volta di sottomissione dall'altra,
incomprensibilmente. Facciamo parte dello stesso tessuto sociale, non vedo per quale
motivo non ci si debba parlare guardandoci negli occhi.
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