1a Conferenza nazionale Comune Antitransgenico
(zone libere da produzioni agricole transgeniche)
Firenze
4 maggio 2001 
ore 10,30 - 16  -  Sala Brunelleschi - Palagio di Parte Guelfa

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Atti della 1a Conferenza Nazionale Comuni Antitransgenici

Col. Anchisi Loris
Vice Comandante Carabinieri Tutela Ambiente (ex NOE)

Un cordiale saluto ai presenti.

Consentitemi di aprofittare della vostra cortese pazienza prima di introdurmi nel tema centrale del dibattito, per darvi alcune informazioni preliminari sul Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente (già Nucleo Operativo Ecologico) di cui sono vicecomandante.  Ritengo che non sia ancora adeguatemente conosciuto e che non ci sia ancora un rapporto interattivo col cittadino, che andiamo ricercando, per affrontare insieme in maniera sinergica i problemi che riguardano l'ambiente.

Questo reparto nasce nel 1986, unitamente al Ministero dell'Ambiente; è la prima forza di Polizia nella CE, e questo ritengo che sia un motivo di orgoglio e di soddisfazione da sottolineare, dedicata interamente ai problemi dell'ambiente.
I compiti sono quelli di vigilanza, controllo erepressione dei reati compiuti nell'ambiente. Un ambiente che l'uomo continua a trattare in maniera troppo disinvolta, spesso sconsiderata, andando ad aggravare le condizioni di salute che di per se sono già abbastanza precarie. Il reparto opera alle dirette dipendenze del Ministero dell'Ambiente; sul territorio è distribuito con 17 sezioni operative, su base regionale, che costituiscono una interfaccia diretta con la popolazione, con le altre realtà, con le altre organizzazioni sociali. A livello attuale dispone di una sezione analisi che ci consente di elaborare delle valutazioni previsionali in un ambito dove i parametri della illegalità sono abbastanza diffusi, ed è avvertito un interesse crescente della criminalità organizzata anche con connotazioni internazionali.

Oggi più che mai la sezione analisi è fondamentale perchè ci sono dei cambiamenti nella società che difficilmente possono essere prevedibili. Disponiamo di una sala situazione, che ci consente di gestire le crisi ambientali. In questa sala situazioni sono installate, in un quadro di collaborazione della convenzione con l'Anpa, dei sistemi informatici che ci consentono di monitorare le attività di controllo che vengono svolte sul territorio nazionale, per evitare che si creino delle sovrapposizioni improduttive oltre che disagio per chi fosse ripetutamente oggetto di controllo.

Non siamo da soli, operiamo in simbiosi con i reparti territoriali dell'Arma, che sono presenti sul territorio in maniera capillare con 4500 stazioni, e con un supporto così presente possiamo viaggiare a velocità spedita sugli interventi.
Ricerchiamo una proficua attività di collaborazione anche con le altre forze di polizia oltre che con le organizzazioni ambientaliste (Wwf, Legambiente, ecc.) e tutte quelle strutture che sono orientate alla conservazione del patrimonio naturale

Per favorire i contatti col cittadino abbiamo istituito un numero verde 800 253608 attraverso il quale ci prefiggiamo di acquisire informazioni qualificate direttamente dagli interessati, da coloro che hanno preso visione o hanno partecipato direttamente con la loro esperienza ai fatti, agli avvenimenti.

I nostri settori di intervento spaziano dalle varie forme di inquinamento, atmosferico, idrico, del suolo, acustico, dei campi elettromagnetici, alla protezione della flora e della fauna, dal ciclo del cemento al ciclo dei rifiuti, per arrivare alla valutazione dei rischi in materia di OGM, per i quali vi darò alcune informazioni.

Abbiamo maturato nello scorso anno un'esperienza condivisa con i tecnici dell'ANPA e con quelli delle ARPA; abbiamo fatto dei controlli mirati a verificare la rispondenza comportamentale rispetto alle notifiche autorizzatorie rilasciate dai competenti ministeri. Siamo andati quindi sul terreno, sui siti dove avvenivano queste sperimentazioni e di fatto abbiamo riscontrato, dopo che si sono comparati gli esiti dei controlli, una serie di inadempienze. Ora ve le leggo per essere il più fedele possibile a quello che è stato rilevato:

  • Presso tutti i siti non era presente la documentazione indispensabile per poter svolgere il controllo diretto. Magari si trovava presso la sede legale della società che aveva attivato la sperimentazione, ma lì c'era l'ignaro fattore che addirittura non sapeva neanche fosse in atto una sperimentazione. Si era limitato ad affittare o a dare in comodato l'appezzamentodel terreno, dopodichè le cose erano rimaste in tal modo.

  • Chi effettuava materialmente le lavorazioni non aveva coscienza di quello che stava facendocioè degli eventuali rischi a cui si stava esponendo, ancorchè si stia insistendo che non ci sia pericolosità tra il passaggio del transgenico sul prodoitto naturale all'uomo, tuttavia è un fatto etico-morale e deontologico quello di dare delle informazioni corrette a chi è chiamato a svolgere un'attività di lavoro.

  • Non abbiamo riscontrato sempre una segnaleticaappropriata ed inoltre, spesso, le distanze tra i campi in sperimentazione e quelli di altri proprietari confinantierano al di sotto dei limiti stabiliti dalla notifica.

  • Negli anni successivi alla dismissione della sperimentazione, non ci sono stati controlli per verificare lo status nuovo dell'ambiente dove la sperimentazione era stata portata a compimento. Il materiale organico di scarto non era stato adeguatamente distrutto o rimosso, spesso la fresatura dei monconi era stata rimessa sotto una coltre di terra relativamente spessa e lì giaceva in attesa di un degrado più o meno naturale.

  • Le sementi OGM erano trasportate spesso senza le prescritte autorizzazioni.

Facendo parte della Commissione per la Biosicurezza, ci siamo premuniti di segnalare tutti questi aspetti negativi, formulando nel contempo un pacchetto di misure da introdurre sul piano ordinativo e organizzativo  per andare a governare meglio questo comparto che è un po' lasciato così al "fai da te".
Anche qui ve le rileggo per essere sufficientemente fedele a quanto abbiamo proposto:

  • Rendere obbligatoria la tenuta della documentazione di base utile al controllo anche presso il proprietario od affiduatario del terreno dove viene effettuata la coltivazione di prodotti OGM, in questo modo pure eventuali ispezioni a sorpresa potrebbero essere portate a compimento in maniera efficace ed esaustiva.

  • Poter disporre di un apparato sanzionatorio completo e dettagliato, nel quale possano essere individuate distintamente le singole violazioni. Ciò comporterebbe maggiore chiarezza nell'applicazione della normativa con conseguenti vantaggi sia sull'azione ispettiva che sulla eventuale azione repressiva dei negligenti.

  • Ridefinire l'iter autorizzativo per il trasporto delle sementi destinate ai fini di sperimentazione e di miglioramento genetico,

  • Organizzare una banca dati relativa ai contenuti delle notifiche, ai siti destinati alla sperimentazione, e agli esiti della sperimentazione stessa.

Tutti questi suggerimenti sono stati compendiati, assieme ad altri suggerimenti che hanno fornito altri esperti, in un documento che è stato presentato l'11 aprile a Roma dal Ministro dell'Ambiente ed è intitolato: "Problematiche connesse all'impiego dei Ogm e proposte di interventi".
Credo che si tratti di un documento primo del genere in Italia, che è caratterizzato da un approccio scientifico, ritengo abbastanza obiettivo, anche se ovviamente restano valide, in merito alla "libertà della scienza",  tutte le altre considerazioni che faceva l'oratore che mi ha preceduto.
Comunque è sicuramente una valida base per spunti e ulteriori approfondimenti delle tematiche proposte; è organicamente organizzato, tratta del rischio dei livelli di sperimentazione che abbiamo fin qui raggiunto, i criteri ispiratori della normativa del settore in generale, quindi è una valutazione a tutto campo: ritengo che non sia una fonte di cognizione sterile, questo è un mio personale parere.

Tra le azioni che sono state proposte dalla commissione vi è anche l'istituzione di un Osservatorio Nazionale in materia di Organismi Geneticamente Modificati.
Proprio in questa direzione sono stati mossi i primi passi perchè il 18, presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità, abbiamo fatto una prima riunione per saggiare il livello di disponibilità che è stato generalizzato, e dar vita a questo nuovo organismo che consentirà un accesso trasversale a tutte le componenti sociali interessate ad acquisire informazioni sulle problematiche afferenti l'impiego di OGM.
Quindi ritengo alla luce delle considerazini che abbiamo fatto, che ci sia una forte presa di coscienza verso il rischio dal rilascio deliberato o dall'uso confinato di OGM, coscienza che è alimentata da una più diffusa sensibilità verso i problemi dell'ambiente, sensibilità presente nelle giovani generazioni, che stanno guardando al loro futuro con più attenzione.
Quindi c'è questa presa di coscienza che vuole valutare il rischio, individuare criteri per gestire questo rischio e principalmente per informare in rapporto a questo rischio. Credo che questi siano dei grossi passi avanti, perchè è una informazione trasversale aperta a tutti, non è verticalizzata.

Le nuove generazioni sentono un bisogno impellente di riorganizzarsi una vita più sana e più sicura e in questa direzione si stanno muovendo.
Noi istituzioni permanenti possiamo contribuire a traghettare sul piano della legalità questi cambiamenti, queste trasformazioni, a patto che da parte di tutti ci sia una divulgazione della cultura della legalità e della responsabilità verso l'ambiente.
Sensibilità a valori senza i quali ogni iniziativa è destinata a fallire.

Da parte nostra quindi l'impegno ad essere vigili ed attivi per contribuire assieme ad acquisire gli obiettivi individuati e comunemente condivisi.

Vi ringrazio per l'attenzione.

...ad una precisazione sul numero verde, il Col. Anchisi  ha precisato:

Noi auspichiamo dei contatti liberi e diretti. Più sono liberi e diretti, più sono autentici. Ci prendiamo anche l'impegno a seguito delle segnalazioni che ci pervengono sul numero verde 800253608 di ricontattare chi ci ha fornito indicazioni per dargli conto degli esiti conseguenti i controlli effettuati a seguito della attivazione.
Quindi instauriamo anche un rapporto interlocutorio successivo. Cerchiamo di togliere quegli aloni di diffidenza che sono retaggi arcaici di un rapporto stranamente vissuto tra un atteggiamento autoritario da una parte e a volta di sottomissione dall'altra, incomprensibilmente. Facciamo parte dello stesso tessuto sociale, non vedo per quale motivo non ci si debba parlare guardandoci negli occhi.