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Oggi cercherò di analizzare i motivi che hanno indotto Bubbio a diventare nell’Agosto 1999 il primo comune antitransgenico d’Italia. Primo, ma per fortuna oggi in buona compagnia visto che sono già un centinaio le amministrazioni comunali, provinciali, regionali e di parchi pubblici in Italia che hanno adottato una delibera o approvato un ordine del giorno contro l’uso degli OGM.
Nel nostro caso, come nuova ammistrazione comunale siamo proprio partiti da questa presa di posizione per disegnare il nostro progetto quinquennale di sviluppo agricolo collegato alla nascita di un nuovo turismo rurale enogastronomico per forza di cosa cosciente dell’importanza della tutela del territorio
Innanzitutto nella deliberazione abbiamo preso atto dei dubbi e delle perplessità sollevati nell’opinione pubblica dall’introduzione in Agricoltura degli Organismi Geneticamente Modificati per motivi etici-morali, per le conseguenze sulla salute dei cittadini, per i rischi di danni irreversibili all’ecosistema e per l’ulteriore divario che si verrebbe a creare tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.
Analizzerò ora brevemente questi quattro punti che possono essere ulteriormente approfonditi con le notizie che potrete trovare sul
sito internet www.rfb.it/comuni.liberi.ogm
Motivi etici- morali:
moltissimi personaggi si sono espressi a riguardo, ricordiamo tra tutti il Papa che ha ammonito gli scienziati a non giocare a fare Dio, ma a lavorare nell’interesse dell’umanità.
Di non secondaria importanza inoltre il problema della brevettabilità della vita che continua ad essere tuttoggi irrisolto: oggi è possibile brevettare un essere vivente con la stessa modalità con cui si brevetta un qualsiasi processo industriale.
Salute dei cittadini:
è necessario innanzitutto distinguere tra biotecnologie e OGM. Quest’ultimi rappresentano in realtà una branca delle biotecnologie e solo verso questi il movimento antitransgenico è contrario.
Biotecnologie applicate da decenni nei processi di produzione agricoli e di trasformazione sono per esempio i lieviti selezionati per la panificazione o l’enologia oppure gli ibridi, frutto di milioramenti genetici effettuati in laboratorio che però non stravolgono le leggi della natura, incrociando esseri viventi tra loro molto simili e “forzando” un processo che forse in natura sarebbe potuto avvenire.
Nel caso degli OGM invece siamo di fronte a “forzature” che mai sarebbero potute avvenire arrivando a spostare geni dal regno animale a quello vegetale e viceversa. Per dirla con una battuta di Beppe Grillo, ci domandiamo “quanti anni averebbe impiegato un pesce artico per fecondare una fragola!”
Gli OGM pongono quindi grossi interrogativi, molti sottolineano il rischio di aumento di resistenze agli antibiotici, il rischio di aumento di nuove intolleranze alimentari, secondo alcuni medici già notevolmente aumentate, come nel caso dell’intolleranza al glutine, in seguito a modificazioni dei semi del grano seppure non transgeniche.
In medicina i risultati sulle conseguenze di una modificazione indotta con nuove terapie o diete si effettua con il cosiddetto “test del nonno”, analizzando pertanto tre generazioni e quindi tutte le rassicurazioni circa l’inocuità degli OGM dimostrata con il consumo di cibi contenenti OGM ormai decennale presso alcune popolazioni del mondo in realtà è ascentifico.
Noi sosteniamo pertanto il principio di precauzione contrapposto a quello di sostanziale uguaglianza tra prodotti transgenici e non.
Danni irreversibili all’ecosistema:
L’utilizzo in agricoltura di piante GM comporta una diminuzione della biodiversità già messa a dura prova dall’industrializzazione dell’agricoltura.
Basti pensare ad esempio che al mondo esistono oltre 400 varietà di mele, ma quelle che troviamo sugli scaffali dei supermercati sono al massimo una decina, quelle cioè che più rispondono alle esigenze del mercato. E’ assolutamente necessario invertire questa tendenza, mentre l’introduzione degli OGM al contrario la esaspererebbero.
Inoltre occorre tener conto dell’impossibilità di valutare tutte le componenti che vengono interessate in seguito ad una modificazione genetica. A riguardo ricordiamo il caso ormai famoso del mais Bt resistente ad un parassita, la piralide, che ha poi provocato una moria delle farfalle monarca assolutamente non prevedibile.
Sono convinto che anche da un punto di vista agronomico gli OGM non sono assolutamente necessari!
Ulteriore divario tra Paesi ricchi e quelli in via di svilluppo:
occorre sfatare la menzogna della possibilità di sfamare il mondo con gli OGM già usata dalle stesse multinazionali 50 anni fa quando hanno proposto al mondo intero il modello di Agricoltura intensiva con forte impiego di prodotti chimici di sintesi.
Basta ricordare la risposta al manifesto della Monsanto sottoscritta da tutti i delegati africani (eccetto il sud-africa) alla conferenza FAO sulle risorse genetiche del giugno 1998.
Purtroppo la fame nel mondo esiste non per problemi agronomici ma per problemi politici e di equilibri internazionali.
Con l’agricoltura transgenica si rafforzerebbe nuovamente il potere di poche grandi ditte, tanto che alcuni economisti parlano, riferendosi ai paesi in via di sviluppo, di rischio di neo-colonialismo alimentare
Nella deliberazione comunale, preso atto di questi quattro importanti punti, ciò che abbiamo voluto sottolineare é che il modello di agricoltura transgenica è in netta contrapposizione con quello che gli agricoltori oggi vogliono e devono attuare.
Qual’è il progetto agricolo per il terzo millennio?
Le multinazionali con interessi nel campo agricolo, le stesse che 50 anni fa hanno
proposto l’impiego massiccio di fitofarmaci, diserbanti e concimi chimici in
agricoltura, oggi affermano che questo modello di agricoltura non è più sostenibile e
presentano al mondo rurale il loro nuovo progetto agricolo: l’agricoltura transgenica.
Prendiamo atto di questa seppur tardiva ammissione degli errori compiuti, ma sosteniamo
che il nuovo progetto agricolo per il terzo millennio deve basare le propria fondamenta su
tre pilastri:
1) qualità 2) legame con il territorio 3) ecocompatibilità.
Qualità: perchè è ora di finirla di farla solo a parole con la forza della
comunicazione dei mass-media, ricominciando a farla sul serio nei campi dove da sempre la
terra dà i frutti buoni solo a chi la lavora bene.
Legame con il territorio: in contrapposione alla globalizzazione del mercato
produttivo, di cui parleremo più avanti, perchè una mela all’ingrosso non può costare
250 Lit/Kg, il grano 230 Lit/Kg, il pollo 800 Lit/Kg ... solo perchè nel calderone della
borsa mondiale dei prezzi agricoli qualcuno ha deciso così.
Ecocompatibilità: perchè l’agricoltore è stato ingannato, è stato convinto dell’assoluta
necessità ed innocuità dell’uso massiccio di sostanze chimiche di sintesi e oggi
inizia a rendersi conto che invece, con la buona pratica agronomica, certe porcherie non
sono né necessarie, né innocue.
Sostenere questo progetto vuole dire dare la possibilità ai giovani di lavorare nel
comparto agricolo, con la creazione di nuovi posti di lavoro, vuol dire ottenere prodotti
di qualità più competitivi sul mercato, vuol dire salvaguardare l’ambiente ed il
paesaggio grazie ai metodi di Agricoltura integrata e soprattutto di Agricoltura Biologica
che garantiscono un basso impatto ambientale.
Solo in questo modo si realizzerà finalmente una seria tutela del prodotto consapevoli
che in questo modo si tutelerà veramente il produttore, l’ambiente e il consumatore.
Per questo motivo sono sempre più convinto che il nemico non è tanto l’OGM in sé
quanto il modello di agricoltura transgenica logica continuazione del modello di
industrializzazione dell’agricoltura fortemente voluto dalle industrie chimiche, dalle
industrie alimentari, dai governi, e purtroppo accettato dagli agricoltori e dai loro
sindacati.
L’industrializzazione dell’agricoltura ha portato ad un’agricoltura intensiva,
obbligata a produrre sempre di più e a prezzi sempre più bassi. In questo modo il
contadino si è inevitabilmente trasformato da produttore di cibo e tutore del paesaggio
in un fornitore di materia prima all’industria a prezzi quasi sempre decisi dall’acquirente
entrando in una logica di mercato in cui l’aumento del reddito si raggiunge solo con l’aumento
della produzione unitaria.
Questa medodica industriale applicata all’agricoltura ha creato la globalizzazione del
mercato agricolo produttivo e sta mostrando al mondo intero tutti i suoi limiti e gli
scandali del vino al metanolo, dell’olio d’oliva adulterato con coloranti, del pollo
alla diossina e della mucca pazza ne sono la logica conseguenza.
Unico modo per combattere tutto ciò è contrapporre all’industrializzazione dell’agricoltura
il modello qualità-legame con il territorio-ecocompatibilità.
Le obiezione più frequenti a questo progetto agricolo sono due:
1) la prima è quella di puntare a ottenere cibi più buoni, piu sani, più rispettosi
dell’ambiente ma sicuramente più cari.
2) la seconda è quella di presentare un progetto anti-progresso e anti-scientifico,
accusando il movimento antitransgenico addirittura di oscurantismo scientifico.
Alla prima obiezione rispondo con una elaborazione dei dati Istat sul peso dell’alimentazione
sui consumi italiani: nel 1950 la spesa per l’alimentazione rappresentava il 54,2% sul
totale dei consumi, percentuale scesa al 44,6% nel 1960, al 36,1% nel 1970, al 29,8% nel
1980, al 19,4% nel 1990 e al 15,8% nel 2000.
Questi dati sono in linea con la tendenza degli altri paesi dell’unione europea, per cui
possiamo affermare che oggi in Europa mediamente si spende di più in diete dimagranti e
ore di palestra che nell’alimentazione.
Il consumatore medio europeo è disposto a spendere molto in vestiti e automobili, tanto
che non esita a fare mutui e pagamenti rateali, mentre non è disposto a investire nell’alimentazione.
Manca una seria educazione alimentare che insegni alla popolazione l’importanza di una
corretta alimentazione per migliorare la nostra qualità di vita. Investire nell’alimentazione
vuol anche dire guadagnare in salute e in questo caso quantificare il risparmiarmio è
praticamente impossibile.
Alla seconda obiezione rispondo con una breve lettura di un testo di enologia stampato nel
1979 sull’uso di un coadiuvante di filtrazione: l’amianto.
...lettura del testo...
Questo non è purtroppo l’unico caso, basta pensare al farmaco Talidomide, all’insetticida
DDT, ai C.F.C. clorofluorocarburi, e l’elenco di sostanze e di prodotti dichiarati dalla
scienza ufficiale innocui e poi rilevatisi gravemente pericolosi e nocivi per noi tutti
potrebbe continuare all’infinito.
Noi siamo per la vera libertà della scienza, libertà dalla pressione di interessi
economici che inducono i ricercatori a dimostrare ciò che poi le tristi conseguenze sulla
vita di tante persone hanno contraddetto.
La ricerca scientifica deve fare sicuramente la sua strada, ma sulla messa in pratica è
giusto che l’opinione pubblica sia correttamente informata e che le decisioni vengano
prese nell’interesse della collettività.
La scoperta dell’energia nucleare è da un punto di vista scientifico una scoperta
sensazionale, l’uso della bomba atomica, e l’inquinamento delle centrali nucleari sono
una triste conseguenza di un’applicazione eseguita contro l’interesse della
collettività.
Così sulla possibilità di intervenire con modificazioni genetiche in agricoltura:
sicuramente una scoperta interessante, ma questa volta vogliamo dire NO GRAZIE prima di
pagare sulla nostra pelle le sue tristi conseguenze.
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