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Il testo è tratto da: Jean-Pierre Berlan, "Confiscation du vivant", Transversales Science Culture n. 55, gennaio-febbraio 1999. Per gentile concessione di Transversales Science Culture (21 bd. de Grenelle, 75015 Paris, tel 0033 1 45783405, e-mail transversales@globenet.org). Traduzione di Elisabetta Bucolo.

La confisca del vivente

Jean Pierre BERLAN, Direttore di Ricerca
presso l'I.N.R.A. - Institut National de la Recherche Agronomique
/C.T.E.S.I. di Montpellier

 


Non si può vendere a chiunque ciò di cui egli dispone già in abbondanza. Questo principio economico getta una luce cruda sulla biologia applicata all'agricoltura da un secolo e mezzo. Esaminiamo più da vicino l'attuale industria moderna delle sementi. Una persona o un'azienda che venda o produca sementi non lo potrà fare fino a quando l'agricoltore potrà mettere da parte una parte del suo raccolto come semenza: atto fondatore dell'agricoltura. Per vendergliele, deve quindi impedire, attraverso un mezzo qualunque, di seminare il grano raccolto.

"Gli esseri viventi si riproducono. È questa una delle loro proprietà fondamentali. Farne il privilegio di qualche multinazionale assicura a queste ultime dei profitti colossali."

"Come in un romanzo celebre la mano trapiantata strozzava colui che l'aveva ricevuta perchè obbediva sempre al suo antico proprietario, così la "mano invisibile" del mercato si aggrappa alla gola dell'agricoltore che, ad ogni spasmo, ne stringe involontariamente la stretta."

La condizione sine qua non dell'esistenza di una industria di sementi è quindi o di prendere delle misure legali o regolamentari di divieto, o di impedire biologicamente alle piante (o agli animali) di riprodursi e di moltiplicarsi nel campo dell'agricoltore - per esempio con gli "ibridi" o "terminator", la tecnica brevettata dalla transgenesi e messa a punto dal Ministero Americano dell'Agricoltura e da una ditta privata, la Monsanto, che permette di sterilizzare la seconda generazione di una semenza. Politicamente, per ragioni evidenti, la prima soluzione è stata a lungo esclusa (oggi, con l'estensione del diritto di brevetto al vivente, non lo è più). Non restavano quindi che i metodi biologici per raggiungere questo obiettivo. Ma, anche qui, la condizione del successo era di occultare.

Sementi-programmi

Nel campo dell'informatica, nessuno confonde un programma immateriale con il suo supporto materiale: il dischetto, il prezzo del quale è irrilevante in rapporto a quello del programma. I biologi moderni, da decenni, ci ripetono con insistenza che il loro più grande trionfo, ciò che ha fatto della loro disciplina una scienza, è di aver ridotto il vivente all'unidimensione di una informazione, di un programma genetico capace, dicono, di auto-replica - anche se il dna non si replica che in una cellula. Tutti utilizzano quotidianamente l'informatica e sanno che per mettere in opera un programma bisogna copiarlo dal suo dischetto di supporto. E tuttavia questa comunità scientifica si rifiuta di arrivare alla conclusione logica del suo paradigma di base e confonde nel termine "semenza" la dimensione immateriale, di informazione del programma con la dimensione materiale del dischetto.

Selezionare significa creare un programma che l'agricolture riproduce e moltiplica, che cioè egli "copia" nel suo terreno. Un programma che non è protetto dalla copia non può essere origine di profitto per il suo creatore. L'obiettivo di colui che investe è quindi di proteggere "il suo" programma dalla copia dell'agricoltore. Coloro che producono e vendono le sementi - oggi un pugno di imprese multinazionali che da venti anni si sono impossessate di questo settore - non si interessano alla produzione poco profittevole di sementi-dischetto, ma agli immensi profitti del monopolio che sperano di instaurare sulle sementi-programmi. Monsanto sogna di diventare il "Microsoft del vivente". Ma per questo bisogna dapprima confiscarlo.

In nome di cosa una società democratica dovrebbe confiscare una delle proprietà fondamentali degli esseri viventi, il riprodursi e moltiplicarsi, per conferire il privilegio a qualche investitore transnazionale? Perchè privatizzare un bene comune dell'umanità? Il complesso genetico-industriale spiega che confiscare questo "bene" comune permetterà di accedere ad un "migliore" comune. Coloro che producono e vendono le sementi sono in effetti dei filantropi loro malgrado - cosa che deplorava già l'Associazione dei selezionatori americani a inizio secolo - perchè, vittime della "pirateria" varietale degli agricoltori, non avevano alcun profitto dal loro investimento. Da tutto ciò ne è conseguito un sotto-investimento nella R&S (ricerca e sviluppo) genetica, e di conseguenza un "progresso genetico" insufficiente per ottimizzare il benessere sociale. La scienza, la tecnica e il diritto hanno infine riparato l'ingiustizia della Natura: l'esca del guadagno attirerà ormai solo gli investimenti, stimolando così il ritmo del "progresso" che aumenterà fino al suo "livello ottimale d'equilibrio". "Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) permetteranno di nutrire il pianeta rispettando l'ambiente": dicono le stesse multinazionali agro-chimiche responsabili di Bophal, di Seveso, di Basilea.
Ma affinchè un investimento in Ogm sia attraente, bisogna impedire alle piante e agli animali di riprodursi nel terreno dell'agricoltore, cosa che i nostri moderni filantropi si guardano dal precisare.

I privilegi della Monsanto

Gli esseri viventi si riproducono. È questa una delle loro proprietà fondamentali. Farne il privilegio di qualche multinazionale assicura a queste ultime dei profitti colossali. Ma questo sarebbe come obbligare il resto del mondo a sbarrare le sue porte e le sue finestre per permettere ai commercianti di candele di potergliele vendere. Ogni economista, liberale o no, denuncerebbe un tale spreco e proporrebbe degli altri metodi di remunerazione dopo una discussione democratica fra le parti interessate. Invece si utilizzano già agenzie di detectives privati, come fa la Monsanto negli Stati Uniti, per scovare gli agricoltori che seminano sementi di soja "biotech" brevettate, cioé varietà geneticamente modificate (Vgm) per tollerare l'erbicida di questa impresa. I servizi per la repressione delle frodi e la polizia saranno mandati ad ispezionare i campi e i libri contabili degli agricoltori? Che cosa impedirà domani ai commercianti di yogurt di vietare l'utilizzo a casa propria dei loro fermenti brevettati?
Eppure la legge americana tutela il "privilegio dell'agricoltore"(seminare il grano raccolto). Ma questo privilegio, secondo Monsanto, non si applica più quando si tratta di sementi biotech, brevettate perchè sono state ottenute per transgenesi. Questa inversione semantica diventa una trappola: la facoltà del vivente di riprodursi appartiene a coloro (le grandi imprese) che denunciano il "privilegio" inesistente dei loro mandatari (i contadini) per dissimulare al meglio il loro privilegio esorbitante, quello di prelevare, senza altro controllo che "il mercato", una parte dei raccolti dell'umanità.

 

Ibridi

L'affermazione che gli Ogm/Vgm risolveranno il problema della fame e della malnutrizione è sorprendente. Si sta parlando dei Paesi sviluppati o di quelli in via di sviluppo? Quale prova abbiamo che avremo dei benefici? Nei Paesi sviluppati, questi flagelli (compreso quello dell'obesità) toccano una parte importante e in crescita della popolazione, il 50% circa negli Stati Uniti. Ma il problema è quello della sovrapproduzione (negli Stati Uniti a partire dagli anni '20), non quello della penuria. Bisogna accrescere la produzione quando non sappiamo cosa farne degli eccedenti di latte, di maiale, di carne bovina, di cereali, o di frutti regolarmente svenduti o distrutti? In realtà oggi il problema è di riorganizzare qualitativamente, su basi differenti, la produzione agricola e alimentare per evitare il carattere "iatrogeno" (generatore di malattie) di una agricoltura che trasforma fertilizzanti, macchine, pesticidi e crediti in pane Jacquet [marca di pane francese n.d.t] e di un consumo alimentare di prodotti denaturati e truccati dai coloranti, che ne esauriscono il gusto, e dai molteplici additivi, e già "Ogemizzati". Gli Ogm in questa prospettiva non apportano niente, salvo dei rischi supplementari. L'opinione pubblica lo ha compreso bene e li rifiuta già ampiamente.

E per ciò che concerne i Paesi in via di sviluppo: come otterranno gli agricoltori poveri i mezzi finanziari per comprare le varietà geneticamente modificate? Chi crede alle vernici verdi e filantropiche con le quali la Monsanto si dipinge? Il problema della fame e della malnutrizione è, come sottolinea Amartya Sen, un problema politico di democrazia, di accesso ai mezzi di produzione. Infine, la nostra lunga esperienza storica dell'ibridazione dimostra che il privilegio che questa conferisce agli investitori non è servito all'interesse generale, al contrario. La caratteristica degli "ibridi", ciò che permette di distinguere questo tipo varietale da tutti gli altri, non è - come si dice - di accrescere la resa, ma - come non si dice - di far crollare quella della generazione successiva.
Dopo tutto dalla selezione dei lignaggi alla selezione delle popolazioni esistono numerose tecniche per migliorare il mais, ma la sola che faccia crollare la resa della generazione successiva è quella degli "ibridi". L'agricoltore non può seminare il grano che raccoglie. Il flusso degli investimenti privati ha permesso questo "progresso più rapido", come promesso dagli zelanti promotori di un liberalismo volgare. L'esperienza dimostra invece che la ricerca privata è un freno al progresso genetico. Ciò non dovrebbe sorprendere nessuno, perchè il suo fine è la valorizzazione di un capitale. Il miglioramento è per essa, al massimo, un mezzo. E l'obiettivo economico passa necessariamente attraverso una tecnica che permetta di rendere il mais in qualche modo sterile.

Circolo vizioso

L'agricoltore desidera un mondo migliore. Domanda quindi delle migliori varietà, delle varietà che possano apportargli un guadagno per unità di costo. L'investitore di capitali desidera il massimo della resa del capitale investito. Desidera un mondo più profittevole. Sceglie quindi il metodo di selezione che gli è offerto, in questo caso la tecnica degli "ibridi". Certo, giustifica la sua scelta affermando i benefici unici che questa tecnica apporterà all'agricoltore. Sotto degli ordini precisi o spontaneamente, la ricerca (più spesso quella pubblica quando si tratta di mettere a punto delle nuove tecniche) si mette all'opera, e alla fine di un tempo più o meno lungo consacrato solamente agli "ibridi", finisce per renderli superiori alle varietà tradizionali degli agricoltori abbandonati alla loro sorte, e ciò finisce con il confermare la giustezza della scelta iniziale. La superiorità postulata della scelta tecnica iniziale è una profezia che si auto-avvera.
L'agricoltore non ha altro da fare che passarsi la corda al collo. In questo modo il nostro desiderio di un mondo migliore si trasforma nella realtà di un mondo profittevole. Questo scenario si ripete in tutti gli ambiti. Ogni successo riduce la nostra autonomia e accresce la nostra dipendenza da una sfera tecnico-scientifica che si libera da ogni controllo democratico e offre nuove soluzioni tecniche ai problemi che lei stessa ha creato.

La situazione dell'agricoltore moderno illustra in modo quasi caricaturale questo processo: gli agricoltori hanno bisogno di un pesticida per eliminare un insetto divenuto sterminatore perché le piante avventizie, grazie alle quali l'insetto si nutriva e poteva vivere, sono state eliminate dagli erbicidi, i quali sono stati introdotti per sopprimere la sarchiatura meccanica, la quale non è più possibile a causa dell'aumento della densità delle piantagioni, le quali sono state accresciute perchè le piante sono state selezionate per la loro produttività ad alta densità, la quale permette di avere il massimo beneficio dall'utilizzazione massiccia dei fertilizzanti a basso prezzo, i quali rendono le piante ancora più appetitose per gli insetti sterminatori, e così di seguito. Ad ogni passo la ricerca interviene, alleviando l'agricoltore della contraddizione immediata del sistema di produzione che lo incatena, e ogni soluzione provvisoria apre, naturalmente, nuovi mercati per le sementi, i fertilizzanti, le macchine, i diserbanti, i pesticidi... Come in un romanzo celebre la mano trapiantata strozzava colui che l'aveva ricevuta perchè obbediva sempre al suo antico proprietario, così la "mano invisibile" del mercato si aggrappa alla gola dell'agricoltore che, ad ogni spasmo, ne stringe involontariamente la stretta.

Ciò illustra la deriva anti-democratica della nostra società, che consiste nel travestire i problemi politici da problemi tecnici, di cui lo sforzo tecnico-scientifico verrà a capo. Ciò illustra anche il carattere "mortifero" e inutile del proseguimento dello sviluppo delle forze produttive, in un mondo che non è più dominato dalla penuria, ma dalla sovracapacità di produzione e dagli eccedenti che solo uno sforzo immenso di pubblicità ("la forma più elevata d'inquinamento" come scrisse P. Thuiller nel 1995) arriva appena a smaltire. E non abbiamo detto nulla dell'ambito gemello della biologia applicata, la medicina e la salute. Eppure vi si applica lo stesso principio: non si può curare una persona in buona salute. Bisogna quindi trasformare ogni persona sana in potenziale malato. Questo è il problema legato alla decrittazione del genoma umano e alla medicina cosiddetta predittiva, finanziata dal cittadino contribuente. Così come, tempo prima, il contribuente ha finanziato, senza che nessuno glielo domandasse e in nome del progresso, gli "ibridi" o "terminator". Sono sempre le stesse multinazionali a fare affari con le stesse entrate già preventivate e con le stesse conseguenze prevedibili.

Jean-Pierre Berlan
Directeur de Recherche
INRA/CTESI
Montpellier

 

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