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- Ogm al supermercato: manca l’informazione.
Alla domanda molto attuale «Cosa sto mangiando?» ha risposto parzialmente un’indagine effettuata dal laboratorio chimico della Camera di Commercio di Torino.
In collaborazione con alcune associazioni di tutela del consumatore Federconsumatori Piemonte, Adiconsum e Adoc, la Camera di Commercio torinese ha fatto cercare Organismi geneticamente modificati in alcuni prodotti in vendita abitualmente nella città di Torino.
Non ci sono state positività negli alimenti per neonati, mentre un prodotto di origine biologica è stato riscontrato positivo al controllo. Nei derivati dal mais, farina per polenta o preparati per polenta istantanea si sono rilevati circa il 45% di campioni positivi; come pure i derivati da farine o proteine di soia nella misura del 36%.
Per finire, due dati da sottolineare:
1) la positività di tutti i prodotti di importazione canadese o americana analizzati;
2) per il mais, nella maggioranza dei casi si tratta di varietà non autorizzate in
Italia.
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Venerdì 9 Giugno 2000
RAI 3 - ORE 23.00
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- I Globalizzatori (La battaglia degli ormoni)
Quando si pronuncia la parola Globalizzazione gli animi si scaldano subito. Oggi infatti si assiste a un dibattito sempre più acceso fra i contestatori dei mercati globalizzati da una parte e dall'altra i sostenitori dell'idea che il benessere economico mondiale richieda liberi scambi senza troppe regole politiche o sociali. L'apice di questa diatriba la si è vista nel novembre del '99 con la grande contestazione di Seattle, la città americana che ospitava il massimo vertice di Globalizzazione, sulla quale discesero "sciami" di contestatori da ogni parte del mondo.
Ma la Globalizzazione cos'è esattamente? E quali sono le sue ricadute sulla società civile? Questa inchiesta mostra solo i lati controversi dei processi globalizzanti, e lo fa intenzionalmente, poiché le ricadute positive ci vengono illustrate ogni giorno, su ogni media, nella pubblicità, e persino dai nostri politici. Ma i pericoli e le zone d'ombra ci sono, e sono proprio quelle su cui si tenta di stendere un velo interessato di silenzio. Iniziamo proprio da alcuni degli esempi più noti...
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4 giugno 2000
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- Biotech, non aspettiamo i danni - di Gianni Tamino
La mobilitazione della settimana scorsa a Genova contro una mostra mercato delle biotecnologie, ha avuto indubbiamente il merito, dopo Seattle, di far parlare organi di stampa e opinione pubblica sui "pro e contro" degli organismi geneticamente modificati, che volenti o nolenti già troviamo nel piatto.
Ma alla mobilitazione è importante che segua una pacata riflessione sulle ragioni dell'opposizione a certe applicazioni delle cosiddette biotecnologie. In realtà l' uomo utilizza le biotecnologie da migliaia di anni, in quanto "tecniche che utilizzano organismi viventi, cellule e loro costituenti", come dire che la produzione di vino, birra, pane, yogurt ecc., sono tutte biotecnologie. Ma chiaramente la Mostra Tebio di Genova voleva promuovere le cosiddette biotecnologie innovative, cioè le applicazioni dell'ingegneria genetica, grazie alla quale è possibile inserire geni provenienti da una specie in un'altra completamente diversa: geni umani in batteri, geni di batteri o di animali nelle piante, ecc., producendo piante e animali "transgenici", cioè "organismi geneticamente modificati" o semplicemente OGM.
Di fronte a queste tecnologie non si tratta di avere una posizione preconcetta o ideologica, ma di valutarne rischi e benefici. È difficile, ad esempio, essere contrari alla produzione con queste tecniche di farmaci o alle terapie geniche, anche se i rischi non sono trascurabili e i risultati ancora insoddisfacenti.
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27 maggio 2000
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- In tavola il vino senz'alcool e gli spaghetti agli antibiotici di A. Cianciullo.
Certo, qualche dettaglio resta da precisare. Non è ancora chiaro se sarà il fruttivendolo a vendere medicine o se si finirà per fare la spesa in farmacia. Se si rischierà di intossicarsi facendo il bis di broccoletti. Se sulle confezioni di radicchio modificato comparirà l'avviso: "Attenzione, è un farmaco. Leggere le avvertenze prima di cucinare".
Tuttavia la linea di tendenza è ormai evidente: molte aziende scommettono sul "Nutraceutical", il cibo che guarisce o la medicina che nutre, a seconda del punto di vista. Non essendo riusciti a convincere gli europei delle virtù della soia transgenica, i colossi del biotech stanno studiando una ritirata strategica. Per aggirare un'opposizione sensibile soprattutto ai transgenici in tavola, dai laboratori è uscita la proposta di un prodotto ibrido: qualcosa che si venda con la frequenza di un cibo ma abbia il valore aggiunto di una medicina.
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"la rivista" del

aprile 2000 |
- Nouvelle cuisine per i poveri
Le lotte contro le imprese biotech
Appena un anno fa, il presidente della Monsanto, Robert Shapiro, pensava di avere il futuro in pugno. La sua potente corporation, specializzata in biotecno logie, si trovava all'apice della nuova rivoluzione agricola, la modificazione genetica. Rivolgendosi ai suoi azionisti, aveva affermato che diffondere i semi geneticamente modificati (GM) in tutti gli Stati Uniti, significava "lanciare il più importante successo teconologico di tutti i tempi, dalla scoperta dell'aratro in poi". L'avversione dell'Europa nei confronti delle nuove colture transgeniche era una difficoltà trascurabile e si sarebbe presto risolta - ne era certo - con un'adeguata offensiva di pubbliche relazioni e un'attenta opera di rassicurazione a livello scientifico. Come ebbe a spiegare pazientemente agli europei contrari ai prodotti GM, Ann Foster, l'avvenente agente pubblicitaria britannica della società, "la gente avrà la soia Roundup Ready, che lo voglia o no".
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