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Venerdì 9 Giugno 2000 - RAI 3 - ORE 23.00 |
| I GLOBALIZZATORI
parte 1 di Paolo Barnard Quando si pronuncia la parola Globalizzazione gli animi si scaldano subito. Oggi infatti si assiste a un dibattito sempre più acceso fra i contestatori dei mercati globalizzati da una parte e dall'altra i sostenitori dell'idea che il benessere economico mondiale richieda liberi scambi senza troppe regole politiche o sociali. L'apice di questa diatriba la si è vista nel novembre del '99 con la grande contestazione di Seattle, la città americana che ospitava il massimo vertice di Globalizzazione, sulla quale discesero "sciami" di contestatori da ogni parte del mondo. Ma la Globalizzazione cos'è esattamente? E quali sono le sue ricadute sulla società civile? Questa inchiesta mostra solo i lati controversi dei processi globalizzanti, e lo fa intenzionalmente, poiché le ricadute positive ci vengono illustrate ogni giorno, su ogni media, nella pubblicità, e persino dai nostri politici. Ma i pericoli e le zone d'ombra ci sono, e sono proprio quelle su cui si tenta di stendere un velo interessato di silenzio. Iniziamo proprio da alcuni degli esempi più noti. L'Europa ha decretato che la carne americana trattata con ormoni artificiali, al contrario della nostra, è pericolosa per la nostra salute e ha deciso di non importarla. Una precauzione che però ci costa molto cara: 340 miliardi di sanzioni americane contro il Vecchio Continente. Una ritorsione decisa all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome delle regole della Globalizzazione. In Toscana e in Piemonte, nel mezzo delle terre più belle e fertili d'Italia la Globalizzazione ha colpito duro. Il tartufo è uno dei nostri prodotti più pregiati e lo esportavamo in grandi quantità negli Stati Uniti d'America; ciò creava reddito per le aziende e i lavoratori italiani. Ma dall'anno scorso gli Stati Uniti hanno deciso di tassare il tartufo del 100%, sbarrandogli la strada. Chi l'ha deciso? L'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome della globalizzazione. L'Unione Europea, per proteggere la salute dei nostri bambini, ha detto di no all'importazione di giocattoli che contengono un ammorbidente tossico. Ma anche questa precauzione è oggi nel mirino dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e dei suoi accordi di globalizzazione. L'Organizzazione Mondiale del Commercio, più nota come WTO, è dunque il grande motore della globalizzazione. Ma cosa c'è che non va nel suo lavoro? L'ho chiesto alla professoressa Susan George, direttrice del Transnational Institute di Amsterdam e considerata oggi il critico più autorevole del sistema globalizzato: "La Globalizzazione dei mercati" inizia la George, "nasce, nella sua forma più spinta, sei anni fa quando 135 nazioni sancirono la nascita del WTO, con i suoi potentissimi accordi. Il problema è che praticamente tutto ciò che compone la nostra esistenza viene trasformato in merce di scambio: dall'istruzione, alla sanità, dalla cultura ai servizi bancari, dalle pensioni ai diritti fondamentali dei lavoratori; e poi la gestione degli asili, l'alimentazione umana, quella animale... In sintesi, siamo come in vendita, sugli scaffali del supermercato globale." Il WTO ha sede a Ginevra, e rappresenta oggi 136 governi, incluso quello italiano. In teoria al timone del WTO ci dovrebbero essere i ministri del commercio dei vari paesi, ma nella realtà l'Italia e tutti gli stati d'Europa sono rappresentati al WTO dalla Commissione Europea di Romano Prodi, che siede per tutti noi al tavolo delle trattative. Da questo tavolo sono usciti gli accordi sul commercio planetario; ed è precisamente contro questi accordi che è esplosa la protesta a Seattle: l'accusa è che si tratta di regole dotate di poteri enormi, spesso superiori a qualunque legge degli stati nazionali. Nella sede ginevrina di questa controversa organizzazione chiedo a Keith Rockwell, uno dei direttori, come ha fatto il WTO a diventare così impopolare: "E' straordinario, vero?" risponde Rockwell con un cenno di assenso, "ma si tratta di un destino che abbiamo in comune con molte altre organizzazioni internazionali: la Comissione Europea è impopolare, il Fondo Monetario lo è anche più di noi, e così la Banca Mondiale. Vede, la gente si sente lontana da questi grandi palazzi di Ginevra o di Brussell, le persone comuni non capiscono né chi siamo né quali saranno gli effetti sulla loro vita degli accordi che qui nascono. Ma vi posso garantire che ogni singolo accordo è passato al vaglio dei vostri governi." E allora vediamo questi accordi di globalizzazione: hanno nomi difficili per noi, Accordo Sanitario e Fitosanitario, Barriere Tecniche al Commercio, Diritti di Proprietà Intellettuale e via discorrendo. In tutto formano 27.000 pagine di regole e codici, che hanno un potere pari al loro incredibile volume. Per capire meglio facciamo un esempio. Alla fine degli anni '80 l'Unione Europea decise di vietare l'uso degli ormoni nell'allevamento dei manzi da carne e soprattutto proibì le importazioni di carne agli ormoni dagli Stati Uniti d'America. I nostri scienziati la ritenevano pericolosa per la salute umana. Perché? La risposta la trovo alla periferia di Milano, dove incontro Luca Giove, un professionista di 31 anni che quando era ragazzino ebbe degli strani problemi di salute.
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