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Venerdì 9 Giugno 2000 - RAI 3 - ORE 23.00 |
| I GLOBALIZZATORI
parte 3 di Paolo Barnard Pochi giorni dopo aver registrato quelle affermazioni, mi sposto a Londra per un incontro cruciale. L'uomo che mi aspetta alla stazione Victoria vuole rimanere anonimo, perché è un chimico farmaceutico che ha lavorato per 35 anni con la grande industria e che oggi ha deciso di raccontare tutto quello che sa sulla cosiddetta indipendenza degli scienziati della FAO. Trovarlo è stata veramente un'impresa, attraverso una serie infinita di contatti. Gli chiedo prima di tutto: perché vuole parlare? "Il mondo sta cambiando, le multinazionali farmaceutiche e agroalimentari hanno assorbito ormai tutto....non so...forse perché mi sto per ritirare dalla scena...ma guardi, io ho visto troppe cose, e c'è un limite per tutti, o forse solo per me." La nostra conversazione continua, e lo invito a venire al dunque, e cioé alle prove di quanto mi vorrebbe rivelare. Questo scienziato dall'aria aristocratica mi invita a sedermi a un tavolo del bar della Royal Albert Hall, e poi inizia: "La documentazione che le mostro era in gran parte segreta, e infatti molti fogli portano il marchio declassificato. Ora, per dimostrale quanto siano inaffidabili gli organi scientifici della FAO è necessario che le racconti una vicenda parallela a quella che a lei interessa." "Guardi questi documenti. E' il novembre del '97, e la FAO si sta preparando a giudicare la sicurezza degli ormoni nel latte, che sono prodotti dalla multinazionale Monsanto. Qui si legge che uno scienziato della FAO, il dott. Nick Weber, aveva passato al dott. Kowalczyk della Monsanto i documenti riservati che solo gli scienziati della FAO avrebbero dovuto leggere prima di emettere il verdetto. Fra questi documenti c'erano persino gli studi della Commissione Europea, che era contraria agli ormoni artificiali. Capisce? La Monsanto poté studiarsi con molto anticipo cosa avrebbero sostenuto i suoi critici durante i dibattimenti. Ma è normale ciò?" Non rispondo e lo invito con un cenno del capo a continuare. Lui prosegue: "La FAO esaminò gli ormoni nel latte e in un primo tempo espresse parere positivo. Un trionfo per la Monsanto, ma c'era una nota che stonava. Michael Hansen, un consulente della FAO, non era d'accordo e stava per lanciare un allarme. Ed ecco un fax che la Monsanto spedisce a un funzionario della sanità pubblica, dove si legge: Sembra che Michael Hansen non sia dei nostri. Dei nostri!!, capite che razza di mentalità? La Monsanto considerava gli esperti della FAO roba propria." La mia fonte sosta per il tempo necessario a sorseggiare il bicchiere di vino bianco che gli ho offerto, poi estrae dalla borsa altri fogli, altre prove inedite. E rincara la dose: "Ma alla FAO ci sono altri scienziati gravemente compromessi: sono Margaret Miller e Leonard Ritter. In questo documento riservato del Congresso degli Stati Uniti si legge che la dottoressa Miller era sotto inchiesta perché, da dipendente pubblico, fu sorpresa a lavorare....indovini per chi? Per la Monsanto naturalmente, per conto della quale studiava gli ormoni. Veniamo al dottor Ritter: ho scoperto dagli archivi del parlamento canadese che Ritter è stato più volte pagato del CAHI, una grossa lobby nordamericana di industrie veterinare favorevoli agli ormoni. Insomma, Miller e Ritter, due gioielli di indipendenza interni alla FAO, non le sembra?" E allora ricapitoliamo: la mia fonte inglese ha dimostrato che alcuni scienziati consulenti della FAO, e specialmente Nick Weber, Margaret Miller e Leonard Ritter, erano da tempo collusi con una lobby e con una grande multinazionale interessate a vendere ormoni, e nonostante l'evidente conflitto di interessi hanno continuato a decidere della nostra salute per conto della FAO. Lo scienziato inglese ora conclude e porta l'affondo decisivo: "E non è proprio la FAO che ha giudicato innoqui anche gli ormoni della carne, permettendo così al WTO di condannare l'Europa. Come ci si può fidare? E poi guardi le liste degli scienziati della FAO che nel '99 e nel 2000 hanno di nuovo esaminato gli ormoni americani nella carne: chi ci troviamo? Weber, Miller, Ritter e tutti gli altri. Sono tutti qui, sono sempre qui!" Lo fisso con un'unica domanda nella testa: la FAO sapeva, ha mai sospettato qualcosa? "Certo che sapeva," risponde con un accenno di sorriso, "infatti Micheal Hansen, il bastian contrario, scrisse tutto nero su bianco e lo spedì persino al direttore generale della FAO. Tutto si sapeva... persino nei dettagli. Ma questo non ha impedito a noi europei di essere così penalizzati dal verdetto sulla carne agli ormoni." Torno a Roma e ricontatto il dirigente della FAO che avevo incontrato pochi giorni addietro. Gli passo le prove contro i dottori Weber, Miller e Ritter, ma lui non sembra molto interessato ai documenti. Li degna appena di un'occhiata e ribatte: "I nostri scienziati sono scelti dalla FAO e dall'Organizzazione Mondiale delle Sanità, e sono confermati nell'incarico dai governi membri. Sono esperti al di sopra di ogni sospetto e le sue affermazioni ci giungono assolutamente nuove." Una storia pesantissima questa, nella quale erano in gioco non solo interessi multimiliardari, ma soprattutto la nostra salute. E a questo punto tutto mi potevo aspettare meno che fosse proprio il WTO a rilanciare alla grande, a far esplodere la bomba. E' ancora Rockwell che parla: "Se i vostri governi avessero invocato l'articolo 5.7 del nostro accordo Sanitario e Fitosanitario la battaglia sulla carne agli ormoni non sarebbe mai esistita: niente FAO, niente sanzioni americane, nulla di nulla. L'articolo 5.7 del WTO vi dava il diritto di evitare lo scontro, mentre l'Europa studiava la sicurezza della carne americana." "E perché l'Europa non l'ha usato?" gli chiedo più che sorpreso. Rockwell mi fissa pregustando il colpo ad effetto, e con un che di trionfale aggiunge: "Lo chieda a loro. Non lo hanno mai invocato quell'articolo!" Non mi rimane che girare la scottante questione ai massimi responsabili politici, e cioé al ministro Fassino e al Presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Perché non è stato invocato quell'articolo? Fassino risponde che non lo sa, che ci sarà una ragione legale, e conclude sbrigativo: "Chieda a qualcun altro" dice scuotendo il capo. Romano Prodi invece tenta una battuta ("Non lo so, non sono mica un veterinario!") e poi conclude sostenendo che si tratta di aspetti tecnici "...e non potete venire a chiedere a me." Entrambi si sono difesi aggiungendo che l'importante è che la carne agli ormoni non entri in Europa, ma questo francamente non mi basta. Abbiamo miliardi di sanzioni che ci penalizzano ogni giorno, e si tratta della più pericolosa disputa commerciale degli ultimi 20 anni. Se la si poteva evitare appellandosi a un semplice articolo, i nostri massimi dirigenti politici lo avrebbero dovuto sapere. Ma tant'è. Io non chiedo più nulla, e scelgo invece di mostrarvi qualcosa di concreto. Parliamo sempre della globalizzazione, del WTO e dei suoi potentissimi accordi. La parola a Susan George: "L' arma più tagliente del WTO è l'accordo sulle Barriere Tecniche al Commercio, che può annullare le leggi degli Stati, quelle delle amministrazioni locali e persino le regole delle piccole organizzazioni non governative. Esso colpisce particolarmente il diritto dei cittadini di sapere come sono fatte le merci che acquistano e da chi sono fatte."
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