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Ogm e non sai cosa mangi
Colloquio con Carlo Leifert - di Annalisa Piras - L'Espresso
Che razza di commissione superpartes è quella in cui la redazione del capitolo sulla sicurezza di un prodotto è affidata al rappresentante dell'azienda che lo produce, la numero uno nel mondo?
A parlare è Carlo Leifert, insigne studioso del Dipartimento di agricoltura dell'Università di Newcastle e membro della Commissione insediata dal governo di Tony Blair per dire l'ultima parola sulla sicurezza delle coltivazioni di campi con organismi geneticamente modificati. E l'azienda in questione è, ovviamente, la Monsanto, leader assoluto nella produzione di Ogm.
Leifert è uno dei tre scienziati che hanno abbandonato i lavori della Commissione, accusandola apertamente di essere talmente e pregiudizialmente schierata a favore del biotech, da gettare il ridicolo su tutta la comunità scientifica. E di subire le intimidazioni dell'azienda che, su questa faccenda, si gioca tutto il ricco mercato europeo.
Nel corso delle ultime settimane il clima si è talmente surriscaldato che gente come Andrew Stirling dell'università del Sussex, ha pubblicamente raccontato di avere subito esplicite minacce dalle aziende: o la smetti di mettere in discussione la sicurezza degli Ogm o ti tagliamo i fondi di ricerca. E Stirling non è il solo a sentire il peso delle intimidazioni, tanto che Blair ha autorizzato un'inchiesta ad hoc per verificare se ci siano davvero state pressioni tali da spostare senza una reale ragione scientifica l'atteggiamento dell'accademia su una linea più favorevole alle multinazionali della biotecnologia.
Di questo è certamente convinto Carlo Leifert, che dentro la Commissione governativa ha visto in faccia la protervia dei signori del biotech. E ha accettato di raccontare com'è andata.
Professor Leifert, perché ha abbandonato i lavori della Commissione?
"Perché mi sono reso conto che in quella Commissione non c'era una seria intenzione di valutare i rischi reali delle coltivazioni Ogm".
Come ha fatto a rendersene conto?
"Avevo accettato di fare parte di questa Commissione perché mi era stato detto che avremmo fatto una seria valutazione dei rischi che le colture Ogm comportano, di come possano essere opportunamente effettuati i controlli necessari e studiate le strategie per minimizzare questi rischi. Ma non è quello che mi sono trovato a fare".
Sta parlando della serietà dei suoi colleghi?
"Innanzitutto quei biologi presenti che erano in grado di comprendere fino in fondo le sottigliezze tecniche erano tutti entusiasti sostenitori delle biotecnologie di modificazione genetica delle colture. Nessun critico competente, insomma. E quando io ho chiesto di avere accesso ai dati sugli effetti collaterali, mi è stato detto che non era possibile metterli insieme perché avrebbe richiesto troppo tempo. Infine, mi pareva squilibrata la composizione stessa della Commissione in cui sedevano due rappresentanti delle società che producono Ogm. E' fuori luogo che proprio l'uomo Monsanto fosse incaricato della relazione sulla sicurezza!".
Troppi pregiudizi a favore, dunque?
"Non mi è sembrato che ci fosse l'approccio giusto per produrre un documento obiettivo. Non vi era equilibrio, la maggioranza assoluta dei membri della Commissione aveva un atteggiamento che definirei acritico. Sarò un ingenuo, ma mi è sembrato veramente rozzo affidare la valutazione della sicurezza di questa biotecnologia al rappresentante dell'industria che la produce invece che a un libero pensatore. Questa è stata davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso".
Avrebbe lasciato l'industria fuori dal panel?
"No. È giusto che in un panel con queste finalità ci siano dei rappresentanti dell'industria, ma il loro peso deve essere controbilanciato. Per esempio, da un pari numero di rappresentanti delle Organizzazioni non governative. Si sarebbe potuto includere qualche esperto di Greenpeace o di Friends of the Earth".
Molti pensano però che non si tratti di veri esperti, ma di militanti generalmente imbevuti di spirito antiscientifico
"Per quello che ne so io, e conoscendo i loro tecnici, questo non è affatto vero. Quando i miei colleghi che apprezzano la tecnologia Ogm usano questo argomento, in realtà alzano un muro e si rifiutano di aprire un dialogo. Perché in realtà non vogliono affrontare i punti sui rischi che le Ong giustamente sollevano".
È al corrente di tentativi di intimidazione da parte dell'industria che minaccia di tagliare i fondi di ricerca agli oppositori?
"Non vorrei parlare di questo. Quel che posso dire è che c'è una grandissima quantità di finanziamenti che mirano allo sviluppo degli Ogm. E quindi gli scienziati che vogliono studiare queste tecnologie spesso accedono a questo tipo di fondi. Non sto dicendo che gli scienziati nella Commissione fossero influenzati necessariamente dal fatto che molte loro ricerche sono finanziate dall'industria. Il problema è semplicemente quello di una mancanza di equilibrio interna alla Commissione: tutti i membri sembravano profondamente convinti che l'unica strada percorribile in agricoltura oggi sia quella degli Ogm. Data questa convinzione di fondo, è evidente che queste persone siano totalmente sorde e per nulla disposte a valutare i molti rischi che altri scienziati denunciano".
Qual è la sua posizione?
"Io vedo grandi pericoli. Abbiamo pochissime informazioni su quello che succede dopo che si modificano geneticamente delle piante in rapporto agli enzimi che si trasformano. Si ignora come funzioneranno questi enzimi in organismi in cui non sono mai esistiti prima. Se si cambia il metabolismo di una pianta non si può prevedere in che modo il suo equilibrio reagirà. Non ne sappiamo nulla. Non siamo minimamente in grado di valutare il rischio, non possiamo nemmeno immaginare ancora il meccanismo all'opera in questo rischio. Oggi io non credo che alcuno possa dire che gli Ogm sono sicuri".
Per quanto riguarda i rischi alla salute, alcuni scienziati americani sostengono che gli Ogm sono sulle tavole dei consumatori da sette anni e non si sono verificati problemi
"Come fanno a saperlo? La popolazione americana ha probabilmente il più alto numero di problemi alimentari nel mondo. Come si può fare una valutazione di quanto gli Ogm abbiano influito sullo stato di salute degli americani? Quel che sappiamo di certo è che negli ultimi dieci anni la salute generale della popolazione Usa è peggiorata. Questo ci dicono le statistiche, ma anche da un'osservazione di questo tipo non possiamo dedurre nulla a proposito degli Ogm. Perché nessuno sta facendo una ricerca che valuti precisamente gli effetti degli alimenti biotech a confronto con quelli convenzionali".
Gli americani accusano l'Europa di protezionismo contro gli Ogm e chiamano in causa le regole del Wto. Come crede che finirà?
"Io sono estremamente preoccupato dalla possibilità che l'Europa possa essere costretta a coltivare mais Ogm. Esiste un grande rischio di contaminazione del mais nostrano dalla produzione di microtossine che il mais Ogm spargerà nell'ambiente se verrà coltivato in Europa".
Crede davvero che l'Europa abbandonerà le sue cautele?
"Penso che sia difficile resistere a un prodotto che il presidente degli Stati Uniti ha deciso di propagandare personalmente. La pressione sarà tale che l'Europa alla fine dovrà cedere e vedremo mais Ogm crescere anche attorno a noi".
Cosa possono fare gli scienziati?
"Niente. Siamo scienziati e ce ne stiamo nei nostri laboratori a fare esperimenti. Non abbiamo potere politico. Non abbiamo nessuna possibilità di influenzare le decisioni".
Eppure questa settimana è stato accolto con grande attenzione il parere degli studiosi su quello che è stato definito il più vasto esperimento in natura delle colture Per quanto lei l'abbia definita di parte, la scienza ha bocciato due colture Ogm su tre.
"Io credo che quello studio non abbia nemmeno cominciato a scalfire l'immane problema della valutazione del rischio. È vero: è il più grande studio mai realizzato e dà esattamente la dimensione di quanto poco sia stato fatto. Non sarei troppo ottimista. Quel che posso dire è che la popolazione britannica in numerosi sondaggi ha espresso una risoluta ostilità a queste colture. Solo il 2 per cento degli inglesi le accetta. Ritengo che i miei colleghi nella comunità scientifica debbano essere molto cauti prima di parlare di sicurezza. I giganti delle assicurazioni che sono i maestri assoluti della valutazione dei rischi si rifiutano di assicurare queste coltivazioni contro gli effetti a lungo termine. E hanno ottime ragioni per fare così".
Quando ne sapremo abbastanza?
"È una tecnologia talmente nuova che ci vorranno decenni per rendersi conto dei reali effetti. Pensi ai pesticidi. Ci sono voluti più di venti anni di utilizzo intensivo prima di comprendere quanti e quali danni abbia fatto il ddt. Dobbiamo imparare dagli errori del passato. Stiamo parlando del cibo che mangiamo. Ci sono rischi potenziali enormi per la salute e per gli allevamenti. Stiamo appena iniziando a vedere gli effetti sulle piante con la creazione di ibridi che potrebbero sfuggire di mano e danneggiare tutta l'agricoltura mondiale. I pochi dati che abbiamo evidenziano rischi catastrofici. Andare avanti senza ulteriori approfonditi studi è irresponsabile".
Pubblicato su Espressonline.it
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