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Appena pronta la traduzione in italiano la inseriamo senz'altro.
Per ora vi dovrete aggiustare col traduttore automatico...meglio di niente.


INSIEME ALLA RICERCA SEGRETA DELLA MONSANTO SUI PERICOLI DEGLI OGM, L’INDEPENDENT SCRIVE DI INSABBIAMENTI PRECEDENTI IN GRAN BRETAGNA.

QUESTO ARTICOLO, FIRMATO DA GEOFFREY LEAN, È STATO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO INGLESE "THE INDEPENDENT" (22/05/05) COME PARTE DI UN’AMPIA INCHIESTA.
TITOLO ORIGINALE: " When fed to rats it affected their kidneys and blood counts. So what might it do to humans? We think you should be told.
The secret research we reveal today raises the potential health risks of genetically modified foods. Here, environment editor Geoffrey Lean, who has led this paper's campaign on GM technology for the past six years, examines the new evidence. And he asks the questions that must concern us all: why is Monsanto, the company trying to sell GM corn to Britain and Europe, so reluctant to publish the full results of its alarming tests on lab rats? Why are our leaders so keen to buy the unproven technology against the wishes of consumers? And why is the man who first raised these concerns six years ago shunned by the scientific establishment and his former political masters? 22 May 2005


Una ventosa giornata di sei anni fa, all’inizio della fortunata campagna contro gli Ogm dell’Independent on Sunday, andai ad Aberdeen per incontrare un uomo che era stato inviato a Coventry. Il dottor Arpad Pusztai era all’epoca lo spauracchio dell’establishment scientifico inglese. Niente meno che Lord May, allora consigliere-capo scientifico del Governo, ora presidente della Royal Society, lo aveva accusato di aver violato "ogni canone di correttezza scientifica", e ministri e scienziati di fama si erano messi in coda per denunciarlo. Il suo torto era stato quello di aver trovato una fastidiosa prova del fatto che le patate geneticamente modificate che stava studiando danneggiavano il sistema immunitario, il cervello, il fegato e i reni dei topi, e di averne accennato in un programma televisivo prima che la sua ricerca fosse completata e pubblicata.

La punizione in cui incorse fu draconiana: la sua ricerca venne fermata, il suo team sciolto e i suoi dati confiscati. Fu ostracizzato dai colleghi, obbligato al pensionamento e imbavagliato per sette mesi, con il divieto di parlare del suo caso. Sono stato il primo giornalista ad intervistarlo a lungo, trascorrendo sei ore con lui.

Giunsi, molto scettico, alla sua casa, la porzione di un villino unifamiliare nella "città del granito" (così è chiamata dagli scozzesi Aberdeen, ndt) - dove aveva lavorato per 37 anni presso il prestigioso Rowett Research Institute - con due pagine manoscritte di domande impertinenti. Ma fui sorpreso da quello che trovai.

Tanto per cominciare, dimostrò di essere non un dissidente dall’aspetto aggressivo, ma la massima autorità al mondo nel suo campo, un piccolo uomo vivace e preciso con 270 pubblicazioni a suo nome e un senso dell’umorismo pieno di autoironia. Ben lungi dall’essere uno a caccia di notorietà, era evidentemente estraneo alla polemica che lo riguardava e a disagio per essa, cauto nel linguaggio, scrupoloso di mettere i puntini sulle "i" scientifiche prima di tirare le conclusioni.

Forse la cosa più sorprendente è che mi apparve, per usare le sue parole, "un difensore molto entusiasta" della modificazione genetica, che si aspettava assolutamente dai suoi esperimenti - approvati e finanziati dal Governo - un "certifi-cato di sana e robusta costituzione".

"Fui preso totalmente alla sprovvista,", mi disse. "Avevo assoluta fiducia nel fatto che non avrei trovato nulla di anomalo. Ma quanto più tempo passavo sugli esperimenti, tanto più a disagio cominciavo a sentirmi".

Una alla volta, ha risposto a tutte le mie domande. Non posso dire che fossi del tutto convinto, ma credevo nella sua integrità, e nel fatto che meritasse di essere ascoltato. Con il viso contratto per la tensione e per le conseguenze di un piccolo attacco di cuore dovuto ad essa, egli mi parlò dell’"insostenibile peso" dell’essere attaccato dalla comunità scientifica, senza essere in grado di difendersi, e di essere "vilipeso e del tutto annientato".

Mentre camminavamo verso un negozio per fotocopiare alcuni suoi documenti, mi disse che era convinto che i suoi problemi fossero cominciati con una telefonata di Downing Street ai suoi datori di lavoro, il Rowett Research Istitute. Cosa che sembrava davvero incredibile all’epoca, un po’ meno ora, dopo il caso David Kelly e le rivelazioni delle inchieste Hutton e Butler (l’inchiesta Butler riguardava il ruolo dei servizi segreti e la guerra in Iraq; il rapporto Hutton aveva come oggetto l'inchiesta sulla morte di David Kelly, esperto di armamenti del ministero della Difesa britannico che confidò alla Bbc i dubbi sulla minaccia irachena e poi si suicidò, il 16 luglio 2003, per lo scandalo. Hutton scaricò tutte le colpe sulla Bbc, e assolse Blair, ministri e consiglieri, ndt).

Sembrano essere emerse alcune prove a sostegno di questo sospetto. Ma a prescindere dalla verità, era il tempo in cui il Governo era determinato a schiacciare l’acceleratore a tavoletta sulla tecnologia degli Ogm, e a disfarsi lui.

Tony Blair aveva appena dato il suo pieno appoggio ai cibi modificati, facendo sapere che egli stesso li avrebbe mangiati volentieri. Jack Cunningham, all’epoca incaricato della strategia Ogm del Governo, annunciò che Pusztai era "completamente screditato". Il suo ufficio elaborò piani segreti - rivelati sull’Independent on Sunday - per reclutare "scienziati eminenti" che lo attaccassero e "diffondessero i messaggi chiave del governo".

Peggio ancora, il Governo rifiutò di intraprendere la normale procedura di ripetizione degli esperimenti di Pusztai finalizzata alla conferma o alla smentita dei risultati da lui ottenuti. I vertici del Ministero dell’Agricoltura, Pesca ed Alimentazione dell’epoca mi dissero che sarebbe stato "sbagliato", "immorale", nonché "uno spreco di denaro" farlo; un comportamento singolare, data la potenziale minaccia alla salute, se lo scienziato avesse avuto ragione.

Alla fine, tutti questi tentativi ufficiali si rivelarono inutili. Il pubblico risolse la questione semplicemente rifiutando di mangiare Ogm. Prima della controversia Pusztai, il 60% degli alimenti confezionati sugli scaffali dei supermercati contenevano materiale geneticamente modificato. Dopo, di fronte alla rivolta dei consumatori, le grandi catene di supermercati si precipitarono a rimuovere questi prodotti. L’84% degli inglesi continua ancora ad affermare che non li mangerà, ed anche i ministri più favorevoli agli Ogm ammettono che non c’è più mercato.

Poi l’attenzione si è spostata dagli effetti sulla salute degli Ogm alla dimostrazione, infinitamente più grave e che stava emergendo, sull’impatto ambientale dei raccolti di Ogm. Studio dopo studio, riportato sulle nostre pagine, si è dimostrato che i geni Ogm uscivano dai supersemi e contaminavano il prodotto convenzionale. Alla fine, gli esperimenti del governo, che si supponeva appoggiasse le coltivazioni di Ogm, scoprirono che esse danneggiavano i territori incolti.

Le industrie di biotecnologia, in palese contraddizione con la sicumera di prima dell’inizio della nostra campagna, abbandonarono i loro progetti di coltivazioni geneticamente modificate in Gran Bretagna. Sei anni fa esse erano in attesa dell’imminente approvazione, da parte del Governo, della coltivazione di 53 varietà diverse di tali prodotti. Nessuna di queste richieste è ancora in piedi, e nessuna è prevista nel prossimo futuro. La campagna dell’Independent on Sunday è stata ampiamente elogiata per il suo ruolo decisivo in questo capovolgimento.

Ora, l’attenzione sta tornando sui cibi geneticamente modificati e sulla loro sicurezza. La Commissione Europea sta facendo pressioni perché un numero sempre maggiore di Ogm possa essere messo in vendita, in Gran Bretagna e nel resto dell’Unione Europea. I governi europei sono eternamente divisi pro o contro di essi e, nello stallo che ne deriva, la commissione sta approfittando di una falla nel processo democratico per approvarli uno per volta.

L’ultimo prodotto modificato sottoposto all’ap-provazione per uso alimentare è il MON 863, un mais modificato già coltivato e consumato negli Usa e in Canada. Giovedì scorso autorità dei governi europei erano di nuovo bloccati, rendendo probabile il rinvio, da parte della commissione, ad una nuova votazione.

È particolarmente controverso perché, come riportiamo oggi in prima pagina, una ricerca segreta condotta sui topi dalla Monsanto, proprietaria del brevetto del mais, dimostra che il fatto di cibarsene può provocare danni alla salute.

La ricerca indica che i topi alimentati con livelli relativamente alti di MON 863 avevano reni più piccoli e una composizione sanguigna potenzialmente più nociva per la loro salute di quelli che si alimentavano in modo tradizionale. La Monsanto sminuisce i risultati come privi di significato e casuali, come un riflesso delle normali variazioni tra i topi. Gli ambientalisti, però, replicheranno che la ricerca riscatta in parte quella di Pusztai, e la dottoressa Beatrix Tappeser, autorità tedesca nel campo degli Ogm, afferma che essa offre "qualche motivo di preoccupazione".

A prescindere da qualsiasi possibile implicazione per la salute pubblica, i dati della ricerca – come negli esperimenti di Pusztai – sono importanti perché potrebbero, se si rivelassero validi, mettere in discussione l’intero sistema grazie al quale gli Ogm vengono approvati.

Gli organi di regolamentazione ritengono che se i prodotti di Ogm sono simili a quelli convenzionali per un certo numero di parametri – come l’ammontare di fibra e di acidi grassi, di proteine e carboidrati, vitamine e minerali – allora le differenze chimiche e genetiche non li renderanno più tossici di quelli convenzionali. Li valutano come "sostanzialmente equivalenti" a quelli non geneticamente modificati e li approvano.

L’autorità ufficiale europea per la sicurezza alimentare, la Food Standard Agency, in Gran Bretagna ed altre agenzie di regolamentazione appoggiano il punto di vista della Monsanto, come la maggior parte dell’opinione scientifica che conta. Sarebbe estremamente sconsiderato non tener conto del loro giudizio e saltare a conclusioni allarmiste.

Sarebbe però ugualmente sconsiderato non tener conto delle poche voci fuori dal coro. Di volta in volta ho trovato, infatti, nel fare servizi giornalistici su temi ambientali controversi negli ultimi 35 anni, che singoli scienziati, che ostinatamente sollevavano questioni nonostante un’op-posizione trincerata da parte dell’industria e dell’establishment scientifico, spesso hanno dimostrato di avere ragione.

Il professor Derek Bryce-Smith dell’Univer-sità di Reading è stato messo in ridicolo ed emarginato per decenni dopo aver messo in guardia dai pericoli del piombo nel petrolio negli anni ‘50. Fatto sta che ora sta per essere gradualmente eliminato in tutto il mondo. Alice Stewart, ora colmata di onori, subì un attacco simile per aver per prima allertato sui pericoli delle radiazioni per il feto. E ricordo bene una delle massime autorità inglesi informarmi solennemente, venticinque anni fa, che Irving Selikoff, che fece più di chiunque altro per suonare l’allarme sui pericoli dell’amianto - ora una delle principali cause di morte premature in G. B. - era "il diavolo".

Mi sono seduto nelle auguste sale della Royal Society e mi è stato comunicato che le piogge acide causate dall’inquinamento non esistono. Uno dei massimi meteorologi inglesi - che ora gira il mondo per informare sul riscaldamento terrestre - mi fece una lezione sul fatto che il clima non cambia mai, e che le attività umane non possono produrre un cambiamento del genere. E chi può scordare le continue rassicurazioni da parte politica e scientifica sul fatto che la sindrome della mucca pazza non poteva contagiare gli uomini?

Qualche settimana fa mia figlia, adolescente, mi ha chiesto di farle una verifica sul suo esame di chimica ambientale. Mentre controllavo le risposte sul libro di testo, l’ho sorpresa lasciandomi sfuggire un riso soffocato per il contenuto lapidario di quel testo. Perché, presentate come fatti indiscutibili, vi erano molte delle preoccupazioni un tempo controverse sollevate da scienziati dissidenti e lasciate cadere dal grosso dell’opinione scientifica.

È ancora una scommessa, e le probabilità sono ancora poche, ma non è impossibile che tra 25 anni le preoccupazioni che oggi sembrano allarmiste sui pericoli del cibo geneticamente modificato troveranno il loro posto in una nuova generazione di libri scolastici. Se così fosse, il dott. Pusztai sarebbe finalmente scongelato.

Il dottore solitario che per primo espose i rischi per gli uomini

All’epoca, fu una notizia sbalorditiva e sensazionale, e trasmessa alla televisione nazionale in prima serata: i topi alimentati con patate geneticamente modificate avevano subito seri danni al loro sistema immunitario e avevano mostrato un arresto nella crescita Questo risultato, disse Arpad Pusztai, lo scienziato implicato, era immensamente preoccupante, poiché sollevava domande radicali sulla sicurezza degli Ogm. "Trovo molto ingiusto usare i nostri cittadini come cavie".

L’avvertimento di Pusztai, trasmesso da World in Action, uno dei programmi di attualità più prestigiosi della nazione, provocò uno dei più accaniti dibattiti scientifici del decennio. La reazione fu orchestrata dai ministri, guidati da Jack Cunningham, allora il "mastino del governo" del New Labour, e dalla comunità scientifica britannica. Il dr. Pusztai era un’autorità mondiale sul tema, e le sue osservazioni, diffuse nell’agosto del 1998, cadevano in un momento cruciale per Tony Blair. Furono la scintilla di un dibattito pubblico sulla sicurezza dei cibi geneticamente modificati, e proprio in un momento in cui il Primo ministro stava cercando di far assumere alla Gran Bretagna un ruolo da protagonista nella rivoluzione del biotech.

Quella breve intervista segnò la rovina della carriera del dr. Pusztai. Quel lunedì sera, il professor Philip James, direttore del centro di ricerca del dr. Pusztai, il Rowett Research Institute, si era congratulato con lo scienziato ungherese per la sua apparizione televisiva. Ma nelle successive 48 ore, il dr. Pusztai e alcuni dei suoi colleghi riferirono che il professor James ricevette due telefonate inferocite da Downing Street, cosa che lo stesso professore smentisce. Tuttavia, già il mercoledì successivo il Rowett ritrattò i risultati del dr. Pusztai.

Secondo membri autorevoli dell’istituto, l’ungherese aveva ammesso di aver dato una falsa lettura dei suoi risultati. Invece di essere stati nutriti con patate Ogm, affermarono, i topi avevano mangiato patate normali trattate con una proteina che i geni modificati avrebbero potuto produrre. Essi affermarono anche che queste prime scoperte non avrebbero superato un’attenta revisione. In breve, disse il prof. James, il dott. Pusztai non avrebbe dovuto fare quell’uscita pubblica.

Il dr. Pusztai respinge ancora oggi le accuse. Il suo studio era stato finanziato dal dipartimento di agricoltura dello Scottish Office. La sua era una ricerca intesa a testare la sicurezza ambientale dell’uso delle patate Ogm con l’aggiunta di una tossina, la lectina.

Nel 2001, dichiarò alla Royal Commission sugli Ogm della Nuova Zelanda che erano state le patate Ogm ad aver prodotto il sorprendente risultato. I test del Rowett dimostravano che le patate Ogm erano "significativamente diverse" dalle patate normali. Tuttavia, nel maggio del 1999, una commissione di tossicologi nominata dalla Royal Society giudicò la sua ricerca scorretta.

E questo fu abbastanza perché il dr. Cunningham rientrasse nel dibattito. I risultati del dr. Pusztai erano "non validi", dichiarò.

Ma il dr. Pusztai potrebbe risultare un profeta. Le rivelazioni sulla ricerca segreta della Monsanto sul mais Ogm potrebbero confermare che questo scienziato favorevole agli Ogm è diventato l’eroe del movimento anti-Ogm.

fonti:
http://www.adista.it/numeri/adista05/adi42/adi42-1.htm
http://news.independent.co.uk/world/science_technology/story.jsp?story=640402


 

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