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27 maggio 2000

 

In tavola il vino senz'alcol e spaghetti agli antibiotici

Si chiama Nutraceutical: il cibo con farmaco incorporato

di ANTONIO CIANCIULLO

GENOVA - Per entrée un'insalatina di riso supervitaminizzato con aggiunta di ferro. Poi un bel piatto di pomodori transgenici agli antiossidanti innaffiato con olio d'oliva dal Dna ritoccato, l'ideale per chi problemi cardiaci. Contorno di purè per vaccinarsi contro il colera e affrontare tranquilli la vacanza tropicale. Infine un bicchiere di vino senz'alcol ma con i polifenoli corretti. E' il menu che le multinazionali del biotech sognano per l'estate 2.010.
Certo, qualche dettaglio resta da precisare. Non è ancora chiaro se sarà il fruttivendolo a vendere medicine o se si finirà per fare la spesa in farmacia. Se si rischierà di intossicarsi facendo il bis di broccoletti. Se sulle confezioni di radicchio modificato comparirà l'avviso: "Attenzione, è un farmaco. Leggere le avvertenze prima di cucinare".
Tuttavia la linea di tendenza è ormai evidente: molte aziende scommettono sul "Nutraceutical", il cibo che guarisce o la medicina che nutre, a seconda del punto di vista. Non essendo riusciti a convincere gli europei delle virtù della soia transgenica, i colossi del biotech stanno studiando una ritirata strategica. Per aggirare un'opposizione sensibile soprattutto ai transgenici in tavola, dai laboratori è uscita la proposta di un prodotto ibrido: qualcosa che si venda con la frequenza di un cibo ma abbia il valore aggiunto di una medicina.
"Stanno pensando a un mercato a due velocità", accusa Antonio Onorati, di Crocevia. "Fra due, tre anni Cina, Tailandia, Filippine saranno invase dal riso modificato geneticamente con l'aggiunta di vitamine e ferro. E' un prodotto semplice che risponde alle esigenze di paesi in cui i problemi nutrizionali sono forti. Ma non li risolve: se milioni di contadini perderanno l'autonomia alimentare e verranno costretti a ricomprare ogni anno le sementi, gli squilibri sociali che hanno prodotto la denutrizione si aggraveranno e la situazione sanitaria peggiorerà invece di migliorare".
La seconda marcia del "Nutraceutical" riguarda invece i paesi ricchi in cui verranno lanciati prodotti più sofisticati: alimenti costruiti in modo da compensare i guasti da sovrasviluppo (problemi cardiovascolari, malattie degenerative, crescita delle allergie). Secondo i critici anche in questo caso la cura potrebbe essere peggiore del male: invece di rimuovere le cause del problema - abitudini alimentari sbagliate, concentrazione di inquinanti, mancanza di esercizio fisico- si finirebbe per aumentare il grado di dipendenza da farmaci.
"Io invece credo che l'intreccio tra biotecnologie e farmaceutica sia molto interessante", replica Antonio Mele, amministratore delegato della Metapontum Agrobios. "Innanzitutto le piante possono diventare fabbriche di medicinali meno cari e più sicuri: un vaccino estratto da un vegetale non potrà ospitare virus animali. E poi potremo offrire alimenti personalizzati. Ad esempio cereali senza glutine per chi è allergico a questa sostanza".
Anche secondo Paolo Barbanti, uno degli organizzatori di Tebio, le fabbriche del futuro saranno animali e piante: avremo spaghetti agli antibiotici, melanzane che producono pesticidi naturali, latte per curare gli emofiliaci. E per il Consorzio di ricerca applicata alle biotecnolgie di Avezzano, che ha brevettato il vino analcolico, la nuova bevanda è l' ideale per chi ha problemi cardiovascolari (i polifenoli vengono estratti e separati dalla parte alcolica).
Non è detto comunque che finiremo per consumare solo pasti terapeutici. Dalla fiera di Genova esce l'immagine di una tecnologia estremamente flessibile: può essere utilizzata per cercare una risposta a mali incurabili e per monitorare un ambiente pieno di insidie; oppure pilotarci verso un futuro sempre più artificiale. Prima o poi bisognerà scegliere.

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