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30 maggio 2001

 

Ogm al supermercato - Manca l’informazione 

UNA INDAGINE DEL LABORATORIO DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI TORINO SPECIALMENTE SU MAIS E SOIA


Alla domanda molto attuale «Cosa sto mangiando?» ha risposto parzialmente un’indagine effettuata dal laboratorio chimico della Camera di Commercio di Torino. In collaborazione con alcune associazioni di tutela del consumatore Federconsumatori Piemonte, Adiconsum e Adoc, la Camera di Commercio torinese ha fatto cercare Organismi geneticamente modificati in alcuni prodotti in vendita abitualmente nella città di Torino. Si è voluto da un lato vagliare il grado di informazione e conoscenza dei consumatori sull’argomento Ogm attraverso l’indagine di un docente di Economia Aziendale dell’Università di Torino. Dall’altro, per mezzo del laboratorio chimico, tastare l’eventuale presenza di Ogm in alcuni alimenti di frequente consumo. 
La prima ricerca si è svolta nei mesi di novembre-dicembre 2000 su un campione di 14 operatori commerciali in rappresentanza di punti vendita al dettaglio, bar, ristoranti, pizzerie e su 15 singoli consumatori di varia età per sondare in modo qualitativo i giudizi che si esprimono sugli Ogm (significato, fonti e qualità dei prodotti). Inoltre sono state effettuate 250 interviste individuali a persone che normalmente si occupano degli acquisti alimentari per la famiglia. I risultati hanno messo in rilievo lo scarso livello di conoscenza del fenomeno, e di conseguenza insieme alla poca informazione si sono registrati comportamenti e valutazioni altamente discordanti improntati alla differenza e al timore. 
Molto interessanti sono stati anche i dati rilevati dal laboratorio chimico evidenziati dalle verifiche analitiche, iniziate a gennaio 2001, sulla presenza di Ogm in differenti prodotti alimentari. Ovviamente la ricerca è stata condotta considerando tutti i canali distributivi, in modo da fornire il quadro più completo possibile. I primi risultati, presentati in aprile, si riferiscono ad un centinaio di campioni sui circa 300 previsti. In questa prima fase il lavoro si è concentrato su prodotti contenenti mais e soia, specie vegetali molto trattate geneticamente e presenti in numerosi alimenti facilmente analizzabili. In particolare sono stati scelti cibi contenenti mais e derivati come mais in seme, esiccato, in scatola e in pannocchia, farine di mais, per polenta, mais fioccato, soffiato, corn flakes, biscotti, craker, surgelati impanati con mais e alimenti per neonati. Tra gli alimenti contenenti soia e derivati sono stati scelti soia in seme, in scatola, essiccata, latte di soia, yogurt e budini alla soia, bistecche e burger di soia, biscotti, wafer, craker e pane alla soia, lecitina di soia granulare, crema al cioccolato, prodotti dietetici, alimenti per neonati e mangimi per animali domestici. 
Per ogni campione sono state acquistate due confezioni identiche dello stesso lotto, una sottoposta ad analisi e l’altra conservata integra presso il laboratorio della Camera di Commercio di Torino. Estratto il DNA da analizzare sono iniziati gli esami di screening qualitativo, cioè presenza-assenza di Ogm, con il metodo ufficializzato dal Ministero della Sanità (tecnica PCR - Polymerase chain reaction). Solo nel caso di positività della soia Round up-Ready Monsanto e il mais Bt 176 Novartis, sono applicabili test PCR specifici essendo questi due prodotti autorizzati dalla legge e per i quali, quindi, si deve applicare il Reg. 49/2000, cioè la soglia di contaminazione accidentale. Da questi primi risultati si è potuto segnalare che 23 campioni su 100 sono risultati positivi al test qualitativo (presenza-assenza) con 20% dei prodotti contenenti mais e 28% di quelli con la soia. 
Non ci sono state positività negli alimenti per neonati, mentre un prodotto di origine biologica è stato riscontrato positivo al controllo. Nei derivati dal mais, farina per polenta o preparati per polenta istantanea si sono rilevati circa il 45% di campioni positivi; come pure i derivati da farine o proteine di soia nella misura del 36%. Per finire, due dati da sottolineare: 1) la positività di tutti i prodotti di importazione canadese o americana analizzati; 2) per il mais, nella maggioranza dei casi si tratta di varietà non autorizzate in Italia. 

di Marco Buri Riccardo Ariotti - Tuttoscienze