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BRUXELLES, 23 GIU 03 - 

Un appello gia' firmato da uno schieramento trasversale di 280 parlamentari, consegnato oggi al presidente della Commissione Ue Romano Prodi, dice no agli organismi geneticamente modificati.
Insieme ai parlamentari italiani ed europei, anche organizzazioni di categoria come la Coldiretti, associazioni di consumatori e ambientaliste hanno fatto sentire la loro voce perche' le produzioni italiane tradizionali e biologiche non debbano convivere in futuro con le coltivazioni geneticamente modificate.
Tra le misure che, secondo i parlamentari sono ''indispensabili'' per salvaguardare la peculiarita' del ''mangiare italiano'', c'e' prima di tutto il mantenimento della moratoria sull'autorizzazione di nuovi organismi geneticamente modificati fino alla definitiva approvazione dei regolamenti comunitari per l'etichettatura e tracciabilita' e alla definizione di una normativa sulla responsabilita' del danno.
Nell'appello - hanno ricordato alcuni europarlamentari che oggi hanno tenuto una conferenza stampa a Bruxelles - si insiste anche sul mantenimento di soglie di tolleranza zero per la contaminazione accidentale delle sementi, oltre che sul riconoscimento della peculiarita' di quei territori che fondano il loro sviluppo sulla promozione della qualita'.
Bisogna inoltre, sostengono gli europarlamentari, confermare e difendere la validita' dell'approccio europeo nell'ambito del negoziato agricolo in corso all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) in un momento particolarmente delicato dopo che gli Stati Uniti, insieme ad altri dodici paesi, hanno annunciato di voler denunciare la moratoria Ue sui prodotti che contengono Ogm.
Sulla stessa lunghezza d'onda dei politici, anche la Coldiretti: per l'organizzazione agricola non si tratta di una scelta ideologica, bensi' della necessita' di tutelare quelle imprese che, rispondendo alle domande dei consumatori, offrono prodotti di qualita' con un legame con il territori. Ad avviso dell'associazione dei consumatori Codacons, i cittadini non vogliono fare da cavia per sapere se i cibi biotech fanno male oppure no.
Resta un dato di fatto, spiegano associazioni di categoria e consumatori, che secondo gli ultimi sondaggi il 70% degli europei sostiene che non comprerebbe questo tipo di alimenti anche se costassero beno o contenessero meno grassi.
Per questo i firmatari dell'appello si dicono determinati a proseguire nella battaglia, facendone una delle priorita' del semestre italiano di presidenza Ue e c'e' anche chi, tra i parlamentari, arriva ad ipotizzare un referendum europeo per ''non doverci pentire per i prossimi cento anni''.
Intanto dal presidente della Commissione Ue Romano Prodi e' giunta l' assicurazione di un suo impegno per affrontare il problema nelle sedi dovute.
(ANSA).