Il Protocollo approvato dai delegati dei 131 paesi
alla Convenzione dell'Onu sulle biodiversità
Cibi transgenici, a Montreal nasce un accordo mondiale
I governi potranno respingere gli alimenti geneticamente modificati
MONTREAL - Ogni paese avrà il diritto a respingere l'importazione di cibi geneticamente modificati se vi è timore che possano danneggiare la salute umana o l'ambiente. I paesi esportatori dovranno fornire informazioni sui prodotti e segnalare sull'etichetta la presenza di organismi geneticamente modificati. Il protocollo - che riguarda cibi, sementi e mangimi - avrà lo stesso status dei regolamenti dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Dopo una nottata di estenuanti discussioni, i delegati dei 131 paesi partecipanti alla Convenzione sulla biodiversità delle Nazioni Unite hanno raggiunto l'accordo su un testo di Protocollo della biosicurezza, che è stato annunciato all'alba dal presidente di turno dei lavori, il ministro colombiano Juan Mayr. Con voce rotta dall'emozione, davanti ad un'aula piena a metà di delegati stremati, Mayr ha annunciato che il documento era stato accettato da tutti i paesi. "La sua adozione - ha detto - è una vittoria per l'ambiente. Ma non dimentichiamoci che questo è solo l'inizio. Abbiamo ancora un grande lavoro da svolgere".
Il Protocollo della biosicurezza contempla una complessa normativa intesa a tutelare l'ambiente dal pericolo di danni che potrebbero derivare da organismi geneticamente modificati dall'uomo: piante, animali o batteri. Il Protocollo autorizza un governo a vietarne l'importazione qualora ritenga che non esistano prove scientifiche sufficienti a dimostrarne l'innocuità. E' anche prevista una normativa per il trasporto e l'etichettatura, che impone l'applicazione della dicitura: "Potrebbe contenere organismi viventi modificati" su tutte le spedizioni di merci geneticamente alterate, compresi il frumento ed il cotone.
"E' un buon testo, secondo il nostro punto di vista, anzi ottimo", ha commentato Adrian Bebb, attivista dell'organizzazione ambientalista Amici della Terra. L'ostacolo maggiore al raggiungimento dell'accordo verteva sulle preoccupazioni sollevate dagli ambientalisti che, sulla base di alcuni studi scientifici, avevano evidenziato il pericolo che organismi geneticamente modificati dall'uomo possano sostituire le specie naturali autoctone provocandone l'estinzione, sconvolgendo i cicli naturali e causando altri danni ecologici. Dall'Unione Europea e da numerosi paesi non industrializzati era stata manifestata l'esigenza che fosse lasciato all'arbitrio dei governi autorizzare o rifiutare le importazioni dei prodotti geneticamente modificati.
Questa condizione non era accettata dagli Stati Uniti e da altri governi allineati con Washington che temevano ne sarebbero derivate restrizioni eccessive per la libertà di commercio internazionale. L'accordo è stato raggiunto dopo una strenua discussione, durata tutta la notte, su un capoverso relativo a "manipolazione, trasporto, imballaggio ed identificazione" dei prodotti transgenici. La soluzione è arrivata quando da parte della Ue e di altri paesi non industrializzati sono state accettate le modifiche proposte dal Gruppo di Miami (USA, Canada, Argentina, Australia, Cile e Uruguay) sull'identificazione ed etichettatura delle spedizioni di "organismi viventi modificati, destinati ad uso diretto come alimento, o per mangime o per loro trattamento".
(29 gennaio 2000)
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