Cinque motivi per Cinquecento Indiani
e per tutti noi !
Alcune centinaia di attivisti di tutto il mondo sono venuti in Europa (dal 22 maggio al 20 giugno 1999) per partecipare in azioni contro i più importanti centri di potere del continente (come quartieri generali di multinazionali, banche, istituzioni, parlamenti, ecc.) ed incontrare gruppi di differenti paesi.
Il periodo di questa carovana coincide con due importanti eventi politici: il summit dei capi di stato dellUnione Europea e il summit dei capi di stato del G8 (Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Canada, Italia e Russia). Questo progetto è stato concepito in India, dal KRRS, il più grande movimento contadino del paese, e la maggior parte della carovana sarà composta proprio da contadini indiani. Qui di seguito proponiamo una breve presentazione di questo movimento e i cinque temi su cui il progetto della carovana intende puntare l'attenzione. Sono temi su cui Bilanci di Giustizia è impegnata e su cui continuerà ad impegnarsi facendo tesoro della testimonianza della Carovana.
Il KRRS
L'associazione Karnataka Rajysa Raitha Sangha (KRRS, Karnataka State Farmers' Association) è il più grande movimento di piccoli e medi agricoltori e di contadini senza terra in India. E' nata nel 1980 e oggi riunisce parecchi milioni di contadini nella sua organizzazione. Si occupa di una vasta gamma di problematiche, che si estendono oltre il contesto dell'agricoltura: la "Green Revolution" (Rivoluzione Verde) - la coltivazione delle cosiddette piante ad alta resa, modificate geneticamente, utilizzando un alto livello di meccanizzazione e di prodotti chimici; le biotecnologie (specialmente i semi e le piante geneticamente modificati); il libero commercio, le istituzioni multilaterali (FMI, BM, OMC) e le corporazioni transnazionali; il sistema delle caste; la condizione femminile
E' importante il modo in cui la KRRS riesce a coinvolgere in queste problematiche così complesse la base del movimento giungendo a mettere in rapporto la pianificazione politica globale con gli effetti immediati vissuti sulla propria pelle dai contadini indiani. E' attivo anche nella pratica e nell'insegnamento dell'agricoltura alternativa, basata sull'autosufficienza, sulla sostenibilità e su forme tradizionali di coltivazione.
La proposta della KRRS per un modello alternativo di sviluppo fa riferimento al concetto gandhiano del "villaggio-repubblica", che viene considerato l'unico mezzo che trasferisce nelle mani del popolo, la possibilità di prendere decisioni sulla politica, sulla tecnologia e sull'economia. Tutte le questioni devono essere decise a partire dal livello reale dei problemi.
Partecipano alla Carovana: Unione Bharat Kishan (BKU) - Foro Unito d'Azione del Popolo Indiano contro l'OMC e la Politica Anti-Popoplare (JAFIP) - Narmada Bachao Andolan (NBA Movimento per Salvare il Narmada) - Forum Nazionale dei Pescatori (NFF) - Movimento Sem Terra (MST) Brasile - Movimento dei Popoli Indigeni (Process of Black Communities) Colombia - Movimento Mapuche Chile - Kisani Sabha, Associazione Contadina dei Senza Terra Bangladesh - Khet Majur Union (BALU Unione dei lavoratori dellagricoltura) Bangladesh - Awami Committee For Development Pakistan - Madres de Plaza de Mayo Argentina - Rainbow Keepers- Social/Ecological Union Movimento antinucleare Ucraina\Russia - International Institute for Human Rights, Environment and Development (INHURED) Nepal - Democratic Socialists of America (PhilaDSA) USA - Sri Lankan National Fisheries Association (SLNFA) Sri Lanka - attivisti peruviani e zapatisti del Chiapas.
Commercio
Mentre un tempo le cellule delleconomia erano le nazioni e queste tentavano di proteggersi per fare in modo che le proprie industrie e la propria agricoltura crescessero al riparo della concorrenza dei mercati esteri, oggi perseguono un mercato unico in cui non ci sia alcun ostacolo al movimento di merci, servizi e capitali.
Per alcuni aspetti, la globalizzazione non è una novità, quella del commercio è in atto da secoli, le novità recenti sono la globalizzazione della produzione e della finanza.
Questultimo aspetto si riferisce al fortissimo aumento dei guadagni e dei profitti provenienti dalle attività finanziarie e monetarie rispetto a quelli derivanti dalla produzione e dalla commercializzazione di prodotti.
La finanza è positiva quando intermedia i flussi reali e le transazioni reali. Negli ultimi anni si è verificato che si costruiscano titoli su titoli, i cosiddetti derivati, o addirittura derivati da derivati, i cosiddetti titoli sintetici: Allinvestitore, in questo caso, non interessa landamento delleconomia reale, per cui se va bene leconomia va bene il titolo su cui ha investito, ma landamento del titolo in se stesso. Il titolo va bene se la domanda supera lofferta. (Ferruccio Marzano Solidarietà internazionale)
Aumenta così sempre più la divaricazione fra le Borse e l'economia reale e si riducono i capitali investiti in attività produttive (che producono occupazione), a favore della speculazione.
Un altro degli affetti più rilevanti della globalizzazione è la crisi dello stato nazionale. Le somme che ogni giorno vengono spostate nel pianeta sono quasi il doppio delle riserve monetarie di tutte le banche centrali. In altre parole il controllo delle risorse economiche non è più nelle mani degli Stati ma dei soggetti economici transnazionali che manovrano questi grandi capitali.
La tesi dei neoliberisti è che la vera democrazia sia la democrazia del consumo, in cui il consumatore possa scegliere a livello globale il prodotto qualità prezzo migliore.
Le parole dordine sono: liberalizzazione, deregolamentazione, privatizzazione.
Ma queste politiche di liberalizzazione, adottate da quasi tutti i governi del mondo, hanno portato ad una situazione in cui le politiche locali e nazionali sono determinate principalmente dallobiettivo della competitività internazionale, a scapito dell'equità, dei diritti umani, delle politiche sociali ed ambientali, delle condizioni di lavoro.
Fra i principali attori di questo processo, figurano le istituzioni internazionali, in prima fila: OMC, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, l'FMI, Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
L'OMC, in particolare, è lunica organizzazione internazionale che si occupa delle regole del commercio fra nazioni ed è probabilmente lunica vera istituzione di governo mondiale poiché i suoi accordi e le sue decisioni "costringono" i paesi aderenti (134), a modificare le proprie legislazioni per adeguarvisi.
Si fonda su diversi accordi (agreements) negoziati e firmati dalla maggior parte delle nazioni.
Sono contratti firmati dai governi per mantenere le rispettive politiche commerciali dentro limiti concordati. Mirano ad aiutare i produttori di beni e servizi, importatori ed esportatori, a condurre i loro business.
Oltre che sede mondiale dei negoziati, l'OMC comprende al suo interno un meccanismo di risoluzione delle controversie dovute a differenti interpretazioni degli accordi che funziona meglio dei normali tribunali giudiziari. L'OMC è nata nel 1995, sulle ceneri del GATT, e a novembre a Seattle, negli USA, avrà luogo il terzo meeting ministeriale, che darà il via libera a una nuova serie di negoziati per un ulteriore passo di liberalizzazione in vari settori, non ultimo quello dell'agricoltura e quello degli investimenti, cosi' da recuperare il progetto del MAI, fallito all'OCSE.
Multinazionali
Le multinazionali sono imprese produttive, commerciali e finanziarie che controllano altre società di nazionalità diversa. Sono 40.000 e controllano un totale di 250.000 società sparse nel mondo. Quelle che contano veramente sono circa un migliaio. Molte di esse hanno un fatturato superiore al prodotto Interno di varie nazioni e tutte insieme hanno un fatturato che corrisponde a 1/4 della ricchezza prodotta ogni anno nel mondo.
Nella classifica delle prime 100 economie, 49 posti spettano proprio alle multinazionali. Ma al crescere della loro ricchezza, non corrisponde una crescita occupazionale, anzi, il numero totale dei loro dipendenti è inferiore al 3% della popolazione mondiale. E continua a diminuire, anche perché licenziare significa maggior guadagno per gli amministratori delegati, visto che il "mercato" reagisce sempre positivamente alle ristrutturazioni che portano a una riduzione di personale.
La nazionalità della maggior parte delle capogruppo delle prime 200 multinazionali si restringe a cinque paesi: Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna. La Corea del Sud e il Brasile sono gli unici due paesi del Sud che figurano nella lista delle Top 200. Le 52 multinazionali giapponesi realizzano il 33,5% del totale delle vendite delle Top 200, mentre le 66 Statunitensi raggiungono il 32,2%.
Due terzi del commercio mondiale sono controllati dalle multinazionali. Metà di questo volume viene addirittura scambiato fra società appartenenti agli stessi gruppi industriali. Il 40% delle esportazioni giapponesi e' costituito da scambi fra case madri e filiali estere.
Questo enorme potere, nelle mani, di poche persone non crea benessere per il pianeta. Si ostinano a magnificare gli effetti del libero mercato perché sanno che il mercato non è libero perché in molti settori è nelle loro mani.
Sfruttano la minaccia di spostarsi altrove per ottenere sgravi fiscali e flessibilità del lavoro e dichiarano i loro utili dove questi non vengono tassati, denunciando le perdite nei paesi dove invece maggiori sono le imposte. In questo modo sfuggono anche al loro dovere di contribuire, attraverso il fisco, allo sviluppo dei Paesi dove operano.
Se fossero esseri umani li chiameremmo evasori, invece questi comportamenti sono considerati naturali nel mondo economico.
Inoltre stanno creando un apartheid economico globale in cui i vari Sud del mondo diventano sempre più poveri, un immenso bacino da sfruttare per reperire materie prime e risorse umane a basso prezzo.
Per conseguire i loro scopi hanno creato numerosi gruppi di pressione presso tutte le più importanti istituzioni internazionali ed agiscono in tutti i centri di potere per portare avanti i loro interessi, mentre la voce dei poveri rimane senza microfoni.
Può sembrare una descrizione eccessivamente negativa, ma tutto questo sta accadendo alla luce del sole e il silenzio è complicità.
Agricoltura/biotecnologie
Le tecnologie agricole ad alta intensità di capitale portano alla bancarotta milioni di contadini e di piccole fattorie in tutto il mondo e alla perdita della diversità biologica e culturale. Questo avviene perché anche l'agricoltura si sta avviando ad essere un'industria, recidendo ogni legame con la terra e l'ambiente naturale.
Ciò che conta è la resa, la produzione che si può ottenere da un terreno. In quest'ottica si va verso la meccanizzazione di tutti i possibili processi, l'uso dei concimi chimici, di poche sementi standard, di prodotti selezionati non per il loro gusto e le loro proprietà ma per il loro aspetto esteriore e la loro resistenza ai vari processi attraverso cui ogni prodotto passa prima di arrivare sulle tavole dei consumatori.
Tutto questo porta alla necessità di grandi investimenti che nessun contadino può fare singolarmente e che perciò fanno nascere anche in agricoltura grosse concentrazioni produttive che agiscono seguendo le consuete leggi commerciali.
Le politiche della FAO conducono milioni di contadini fuori dalla loro terra (sempre più concentrata nelle mani delle multinazionali e dei latifondisti) verso le baraccopoli delle città, dove vivono in condizioni disumane.
Inoltre l'introduzione dell'ingegneria genetica nella produzione di cibo incrementerà ulteriormente il controllo dell'agribusiness sul sistema alimentare. L'ingegneria genetica introduce nei cibi nuove proteine che possono sia direttamente che indirettamente mettere in pericolo la salute.
L'ingegneria genetica introduce nuovi geni, nuove informazioni genetiche nelle cellule di un organismo che produce alimenti. Dato che un gene è il progetto per una proteina, quella nuova informazione genetica induce l'organismo a produrre (una o più) nuove proteine. Queste possono virtualmente provenire da qualsiasi organismo sulla Terra, e molte di queste nuove proteine non sono mai state precedentemente presenti negli alimenti umani in quantità significative. Dato che la gente non ha mai mangiato prima queste proteine, l'effetto che queste possono avere sulla salute è sconosciuto.
Queste nuove proteine potrebbero, di per sé, causare allergie o essere tossiche. In alternativa, potrebbero alterare il metabolismo cellulare dell'organismo in cui sono state inserite e provocare nel cibo una produzione di allergici o tossine.
Va anche considerato che il DNA di molti organismi contiene lunghe estensioni che non servono come geni. L'opinione corrente è che queste stringhe non abbiano importanti funzioni, poiché l'alterare o cancellare porzioni di esse non sembra avere conseguenze dirompenti sull'organismo.
Comunque, non si esclude la possibilità che questi inserimenti possano avere effetti inaspettati, a lungo termini. La natura è parsimoniosa, così potrebbe essere che queste sequenze abbiano funzioni importanti, anche se noi attualmente non sappiamo quali esse siano.
Oltre a queste considerazioni, se anche fosse dimostrata la non pericolosità per la salute degli OGM, ci sono altri fattori, non meno importanti, che spingono a chiedere una moratoria di questi prodotti: innanzitutto il 50% dell'agrochimica è nelle mani della Monsanto mentre il rimanente è diviso fra tre o quattro grandi corporations. Questo significa che ogni decisione su quali prodotti lavorare non viene pensata in vista di una maggiore produzione in ambienti difficili, come vorrebbero far credere queste società, ma solo in vista di un aumento dei profitti e della concentrazione monopolistica. A questo si aggiunge il problema della biodiversità. Intensificando la diffusione di poche tipologie di sementi per prodotto, aumenterà il rischio che possibili malattie possano avere conseguenze disastrose sullapprovvigionamento alimentare del pianeta.
Il Debito
Uno degli aspetti più gravi e complessi dell'attuale situazione dei paesi sottosviluppati è costituito dall'accumulazione dei loro debiti verso i paesi più industrializzati e nei confronti delle organizzazioni finanziarie internazionali.
Il problema, ridotto in termini essenziali, è che un numero rapidamente crescente di paesi ha ottenuto in prestito somme sempre più elevate ma non è stato in grado di restituire i capitali e di pagare gli interessi previsti alle scadenze stabilite. Mentre quando si tratta di individui o di piccole imprese normalmente questi comportamenti bloccano la concessione di ulteriori prestiti, a livello paesi si sono effettuate ulteriori concessioni, sia pure a condizioni che garantissero i creditori da probabili insolvenze, mentre gli interessi non pagati venivano considerati anch'essi dei capitali prestati sui quali far pagare interessi. Si è quindi messa in moto una logica analoga a quella dell'usura.
L'inizio di questo processo debitorio risale agli anni '70. La crisi economica che ha colpito i paesi sottosviluppati negli anni '80 ha impedito ogni tentativo di liberarsi dagli effetti negativi degli oneri debitori sempre crescenti. Oggi la massa dei debiti che restano da pagare raggiunge livelli superiori ai flussi di capitali che ancora si dirigono verso i paesi sottosviluppati, sia per realizzare investimenti produttivi che sotto forma di "aiuti", per quanto equivoca possa essere giudicata tale definizione.
Evidentemente non è stato soltanto l'emergere di un bisogno di finanziamenti esterni a mettere in moto l'offerta di denaro facile; forse per la prima volta nella loro storia questi paesi sono stati massicciamente coinvolti nella rete di interessi economici e finanziari che oggi tenta di avvolgere l'intero globo. L'indebitamento sistematico e su larga scala costituisce un esempio del "nuovo" meccanismo di sottosviluppo. D'altra parte il carattere apparentemente solo finanziario e monetario dei molteplici meccanismi anche molto "tecnici" che lo compongono, agevolano la collocazione dell'indebitamento dei paesi del Sud del mondo tra le questioni di natura finanziaria e monetaria che sfuggono all'attenzione e alla comprensione della maggior parte delle popolazioni.
Oltre che soffermarsi sulle cifre del debito, sull'entità degli interessi accumulati, sul fatto che da molti paesi sottosviluppati escano più soldi di quanti entrino in aiuti, è utile pensare agli effetti "collaterali" del problema, quelli che hanno forse maggior rilevanza economica e sociale. Chi può dire in che misura si è distorta od ostacolata l'evoluzione di un paese costretto a destinare il 70 o il 90% delle sue entrate in valuta pregiata al pagamento del debito invece che alla diversificazione delle sue produzioni agricole verso raccolti destinati al consumo della sua popolazione? Chi può valutare quanta parte dei danni ambientali già arrecati è dovuta alla necessità di disporre in tempi brevi dei fondi necessari al pagamento delle rate semestrali di capitali e interessi dovuti a banche e Stati esteri?
E ancora, quante delle privatizzazioni hanno ulteriormente depauperato lo scarso patrimonio collettivo da poco costituito in questi paesi sono state spinte dalla necessità di ridimensionare oneri ormai intollerabili?
Oltre a queste domande, ci sono altri aspetti che meritano attenzione. Già negli ultimi anni '70, almeno a livello di esperti, era chiaro che per alcuni paesi l'ammontare dei prestiti ricevuti rendeva facilmente prevedibile una crisi debitoria entro un breve giro di anni. Solo negli ultimi anni sono stati attuati interventi riguardanti alcuni paesi ma queste azioni sono state dirette non a cancellare, ma ad alleviare gli oneri del debito, posponendo le scadenze dei pagamenti ma mai eliminando la maturazione degli interessi. In sostanza né le istituzioni finanziarie, né le banche private paiono voler incidere in maniera significativa sui meccanismi che hanno portato alla situazione attuale.
Naturalmente una considerazione va fatta anche per i paesi in esame, i cui governi per tutti questi anni hanno fatto pochi tentativi di sottrarsi a un meccanismo che stritolava le loro economie.
Ma il dubbio che attraverso il meccanismo del debito si continui a disporre di uno strumento efficace per controllare alcune importanti economie (Brasile, Argentina, India, ecc ) appare realistico.
Militarismo
Non possiamo parlare di militarismo senza fare riferimento alla guerra nei Balcani. Era speranza diffusa che questo secolo finisse in maniera pacifica, almeno per l'Europa, in modo da avere la sensazione che le due guerre mondiali avessero insegnato qualcosa. Ma così non è.
Questa guerra riporta in primo piano la questione militare, di cui forse negli ultimi anni poco si è parlato. La sensazione, guardando a ritroso, è che lentamente ma inesorabilmente l'ONU abbia perso potere. Forse non ne ha mai avuto perché bloccata dai veti incrociati, ma certo c'è stato un momento, dopo il crollo del muro di Berlino, in cui poteva davvero iniziare un nuovo capitolo se le nazioni l'avessero voluto. Ma le nazioni forti non l'hanno voluto. USA in testa, non hanno alcuna intenzione che a governare il mondo sia una struttura democratica. Anche in questo intervento NATO, a ben guardare, la NATO stessa e' stata esautorata. Il Consiglio Atlantico, organo politico permanente dell'Alleanza, composto da diciannove ambasciatori dei paesi membri, così come il suo comitato militare, sono stati marginalizzati. Le decisioni sono state prese da Bill Clinton e dai suoi colleghi di Londra, Parigi e Bonn.
Il nuovo "disordine mondiale" è quello voluto dal più forte e strutture come la NATO sono strumenti al suo servizio. I vari eserciti nazionali sono stati o saranno, ristrutturati in modo da essere strumenti efficaci di pronto intervento laddove sorga la necessità di una loro presenza per difendere non i confini, ma gli interessi delle nazioni.
Ecco perché anche in Italia si vuole abolire l'esercito di leva: perché non serve più, ne serve uno di minore consistenza, ma professionale e ben armato.
Dobbiamo essere coscienti che se vogliamo contrastare le regole di questo mondo dobbiamo affrontare con decisione la questione militare, dobbiamo cancellare la guerra dalla storia dicendo che la pace si può ottenere solo con strumenti di pace e cercando la giustizia.
Dobbiamo chiudere le fabbriche di armi e gradualmente ridurre gli eserciti, creando parallelamente una forza di polizia internazionale ONU che abbia lo scopo di ristabilire i diritti umani laddove questi siano calpestati.
All'ordine mondiale gerarchico, oggi rappresentato dalla NATO dobbiamo sostituire un ordine mondiale democratico che alla sovranità nazionale e alla sicurezza nazionale anteponga la difesa dei diritti umani e la sicurezza collettiva.
Le regioni del mondo dove vivono etnie diverse, in modo pacifico, devono diventare modello per il mondo e dovrebbero divenire patrimonio comune dell'umanità, come già si fa per alcune bellezze artistiche.
(Roberto Meregalli - maggio 1999, la parte sul Debito è tratta dalla scheda di Globalizza-Azione dei Popoli)