Sonja Biserko: Il Futuro dei Balcani

E' impossibile parlare del futuro dei Balcani senza toccare il futuro della Serbia, come punto geostrategico e politico. Nella decade passata Serbia è stata un impedimento rispetto a una transizione più rapida e allo stabilirsi di legami economici tra tutti i suoi vicini: di questo sono coscienti i vicini della Serbia, inclusa la comunità internazionale che è profondamente interessata nella pacificazione e nel consolidamento della regione come soglia dell'Europa. L'ultima iniziativa, "Il Patto di Stabilità per i Balcani" sottolinea vistosamente questo interesse. Ma il regime di Belgrado abusa di questo fatto oltraggiando i propri vicini e l'Europa. Prova ne è il suo rifiuto al governo austriaco di ripulire il Danubio nell'area di Novi Sad, finchè la comunità internazionale non accetterà di garantire la ricostruzione di tutti i ponti distrutti.

Negli ultimi cinquant'anni i paesi dei Balcani vissero in pace, ma la collaborazione economica, politica e culturale era minima. Ciò era dovuto in prima istanza ai  loro precedenti politici o a differenti blocchi di alleanze, mentre invece la Jugoslavia, grazie alla sua posizione specifica, in particolare in quanto paese non allineato, giocò un'importante ruolo diplomatico non solo nei Balcani, ma nel mondo. Inoltre alcuni paesi, come l'Albania e più tardi la Romania, furono isolati per decenni per colpa dei loro regimi totalitari. A questi precedenti politici e eredità, si aggiunge il fatto che i Balcani sono sempre stati lo scenario di scontro fra grandi potenze, che hanno contribuito in larga misura a far crescere l'antagonismo fra alcuni stati balcanici. La prima Conferenza Balcanica fu tenuta proprio allo scoppiare delle guerre jugoslave. In realtà essa rappresentava un tentativo di iniziare una genuina cooperazione balcanica, e fu incoraggiata dai processi di integrazione europea dominanti.

Sfortunatamente il progetto nazionale serbo buttò all'aria la transizione pacifica nell'area della ex Jugoslavia, ne provocò la retrocessione e mise un freno alla transizione. Ma d'altro canto contribuì ad accelerare il processo di emancipazione degli altri popoli jugoslavi, sebbene in maniera oltremodo dolorosa. La sconfitta del progetto e la sua genuina debacle storica trasformarono la Serbia in uno stato paria e la precipitarono nella desolazione. Il risanamento della Serbia e il suo ritorno in seno alla comunità internazionale sarà un processo lungo e penoso. Ma questo processo è necessario non solo per la Serbia ma anche per tutta la regione.

Il futuro della Serbia come parte dei Balcani e dell'Europa rimarrà incerto fintanto che la Serbia non diventerà cosciente del suo ruolo e responsabilità negli avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi due decenni. Alla luce del contesto corrente è difficile asserire se esista un potenziale interno perché ciò si produca. La scena politica serba è fluida ed è ovvio che i suoi protagonisti politici non sono in grado di definire livelli più alti e interessi nazionali. Lo scenario politico attuale  è caratterizzato da divisioni e antagonismi. Ma ci sono speranze che lo scontento si allarghi sempre più attraverso la Serbia e mini gradualmente la piramide del potere alle radici.

         Un'attenta analisi dell'opinione pubblica non rileva segni di immediata ripresa dalla sbornia, perché la maggioranza dei cittadini si è identificata con il progetto serbo. A fronte di un'impostazione mentale totalitaria è difficile creare spazi per un'analisi non solo della storia recente ma anche per una valutazione della Jugoslavia come stato unitario. L'illusione serba che la Jugoslavia fosse solo una Serbia allargata e i suoi lamenti su "una perdita irrimediabile" per tutto il secolo, indicano chiaramente che la Jugoslavia non è vista come progetto per altre nazioni. I Serbi non hanno mai ammesso le loro aspirazioni sulla Jugoslavia o espresso il desiderio di essere uguali agli altri.

         L'esodo dei serbi dal Kosovo, che ha seguito l'entrata delle forze internazionali, il ritorno degli albanesi, e la perdita di fatto del controllo sul Kosovo, sono argomenti importanti nel dibattito attuale fra i partiti serbi. Mentre il regime insiste sul ritorno dei serbi in Kosovo e sul fatto che il Kosovo è ancora una parte sovrana della Federazione delle Repubbliche Jugoslave (FRY) e della Serbia, l'opposizione proclama le stesse rivendicazioni, ma senza fare grandi sforzi per apprezzare la nuova realtà del Kosovo e valutare le probabilità per i serbi di sopravvivere nel nuovo contesto che si è creato. Il regime, da parte sua e Miloscevic in particolare, ha ancora i mezzi per destabilizzare l'operazione Onu in Kosovo, indifferente per i pericoli di una simile avventura. Attualmente solo la Chiesa ortodossa rappresenta gli interessi dei serbi provenienti dal Kosovo, ma tenendo conto della confusione generale nella testa dei cittadini serbi e della propaganda costante del regime di Belgrado, tutti i suoi sforzi fino a oggi hanno fallito.

         Gli sviluppi in Montenegro, che hanno seguito l'offerta montenegrina di ridefinire le relazioni tra le due istanze federali, indicano chiaramente che il Montenegro avanza sulla strada di una separazione dalla Jugoslavia e di una costruzione di rapporti più stretti con l'Europa. Nel frattempo la situazione in Voivodina sta cambiando rapidamente, soprattutto a causa delle nuove rivendicazioni della minoranza ungherese. Come il Montenegro anche la Voivodina è a un passo dal dar voce più apertamente alle sue aspirazioni e rivendicazioni di uno nuovo status.

         Il conservatorismo, l'unitarietà e l'egemonia dell'elite politica e intellettuale belgradese creano le maggiori pastoie a cambiamenti in Serbia. La democratizzazione della FRY e della Serbia è possibile solo attraverso un processo genuino di decentralizzazione. Una genuina decentralizzazione e regionalizzazione della Serbia è possibile solo se le attuali tendenze centrifughe vengono contrastate. Solo allora si potranno porre i basamenti per una reintegrazione della Serbia nei Balcani e in Europa.

         Il processo di differenziazione all'interno della Serbia stessa è il presupposto per la creazione di un atteggiamento mentale più realistico. Ma questo processo è lento ad avviarsi, dal momento che la società è molto malata e necessita di una lunga cura. La società serba ha bisogno di aiuto per capire che cosa è realmente accaduto. Nel frattempo la Serbia ha tagliato i ponti con il mondo, si è trasformata in una società autistica senza chiara visione delle tendenze principali europee. Il fatto è che tutti i paesi vicini sono in qualche modo sotto il protettorato della comunità internazionale. La Serbia è sotto costante pressione, ma questa misura ha i suoi limiti e può ottenere risultati solo sulla lunga distanza. La corruzione e la  mancanza di principi del regime di Belgrado sono vantaggi enormi rispetto alle democrazie occidentali. La disperazione e il fatalismo sono il veicolo più potente del regime nella sua sfida con l'Occidente.

         Il popolo serbo deve prima capire che il presupposto per ogni cambiamento è la possibilità di sostituire le autorità attuali con delle nuove. In altre parole la gente deve capire prima di tutto che non è importante chi è il leader, ma piuttosto quale tipo di programma propone. E questo è il presupposto più importante.

         Per colpa dell'isolamento e dell'auto isolamento del popolo serbo, e del genuino rifiuto dei valori e degli standard occidentali, è necessario trovare il modo giusto per rivolgersi al popolo serbo. Ciò vale anche per il regime, per l'élite politica e intellettuale e per l'opinione pubblica. In questo senso è importante la promozione del, e la familiarizzazione con il Patto di Stabilità. Le risposte attuali del regime al Patto illustrano al meglio l'atmosfera sociale e le posizioni antioccidentali. Vengono espressi dubbi sulla disponibilità dell'Occidente a garantire assistenza a lungo termine ai Balcani, gli annunciati segnali di ripresa sono stati minimizzati, ecc. Il regime tenta di convincere in tutti i modi la popolazione che i paesi Nato sono "moralmente e finanziariamente responsabili per la ricostruzione e la ripresa della Serbia".

         Nel momento attuale è anche necessario dare inizio comunque alla produzione o lanciare un'iniziativa economica quale che sia per mettere fine all'atmosfera generale di intontimento. Questa atmosfera contribuisce al proliferare di teorie cospirative e al glorificare l'importanza della Serbia nel contrastare la supremazia occidentale. L'esclusiva dipendenza dall'assistenza umanitaria non farà che prolungare l'apatia.

         Il crimine organizzato e la mafia nei Balcani, in particolare in Serbia, Kosovo, Montenegro e Albania, sono uno dei principali ostacoli alla democratizzazione della regione. Pertanto è necessario che il Patto di Stabilità e altre iniziative internazionali investano in particolare questo contenzioso. L'argomento della punizione dei crimini di guerra è anch'esso un presupposto essenziale per la differenziazione e la denazificazione della società serba. Senza una chiara differenziazione della società nei confronti dei crimini di guerra, tutta la società ne diventerà responsabile. Se ciò accade, i muri contro l'Occidente in Serbia diverranno ancora più alti.

         L'elite politica e intellettuale è completamente logora. E' necessario aprire la strada a fare spazio a nuovi personaggi pragmatici, coscienti delle basse prospettive del loro paese, a meno che non vengano apportati cambiamenti. Il regime attuale e la sua opposizione lasceranno inevitabilmente la scena insieme, così come si sono specchiati uno nell'altro nella passata decade. Una elite liberale ( non importa quanto minima) che è stata a lungo emarginata dovrebbe fare il suo ritorno politico e susseguentemente analizzare gli eventi passati e dedicarsi alla creazione di una visione moderna della Serbia.

         La pressione continua, specialmente quella dei paesi limitrofi, può accelerare il fermento dei processi attuali. In seguito alla guerra del Kosovo, i Balcani sono ora al centro dell'attenzione internazionale. Ciò  ha dato luogo a un numero di sviluppi incoraggianti. Il Patto di Stabilità per l'Europa Sud Orientale, se sostenuto con serietà, potrebbe avere un ruolo chiave nella modernizzazione e europeizzazione della Serbia e dell'intera regione balcanica. I paesi balcanici, perfino quelli che stanno attraversando un processo di transizione, non saranno in grado di superare le proprie debolezze senza il coinvolgimento e l'assistenza diretta dell'Europa.

                  Sonja Biserko- direttore Comitato Helsinki della Serbia

                  Belgrado 23-11-1999

Traduzione di Alda Radaelli- responsabile di MIXA, osservatorio di ricerca su razzismo e multicultura

 

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