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Camera dei Deputati
XII COMMISSIONE
AFFARI SOCIALI

Indagine conoscitiva sulla Sicurezza Alimentare
[tutta l'audizioneindice .pdf - resoconto stenografico .pdf]

Seduta di martedì 13 giugno 2000

Audizione di rappresentanti del CNR - progetto finalizzato biotecnologie e biostrumentazione, del Centro biotecnologie avanzate di Genova, dei professori Gianni Tamino e Marcello Buiatti.

  • GIUSEPPE ROTILIO, Componente del Consiglio direttivo del CNR di Roma.
  • ARTURO FALASCHI, Componente del Consiglio direttivo del CNR di Roma.
  • GIANNI TAMINO, Professore del dipartimento di biologia dell'Università di Padova e componente del Comitato nazionale per la sicurezza e le biotecnologie istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
  • MARCELLO BUIATTI,
    Professore del dipartimento di biologia animale e genetica dell'università di Firenze.

GIUSEPPE ROTILIO,
Componente del Consiglio direttivo del CNR di Roma.

In alcuni paesi del mondo, per la precisione Stati Uniti e Cina, gli organismi geneticamente modificati sono stati introdotti nel mercato dopo una serie di ricerche che ne hanno consigliato l'adozione.
Ciò ha comportato l'inizio della commercializzazione di tali prodotti ed una serie di reazioni.
Sotto il profilo della ricerca occorre distinguere i problemi per la salute umana dai problemi per l'ambiente: una differenza che anche i consumatori percepiscono nettamente.
I problemi per la salute umana non sono stati finora identificati, soprattutto dopo che il metodo iniziale con il quale la Ciba-Geigy ha introdotto il mais transgenico è stato modificato.
Tale metodo implicava nel trasferimento del DNA batterico, che conferiva al mais resistenza ad alcuni parassiti, l'utilizzo di un marcatore che si accompagnava a resistenza agli antibiotici; tale resistenza poteva essere trasferita ai consumatori.
Nel caso dell'uomo italiano la percentuale di possibilità che tale trasferimento avvenisse era molto bassa perché non consumiamo grandi quantità di mais, ed il vero problema era quello dei mangimi.
La continuità dell'alimentazione animale, accompagnata dal fatto che trattandosi di ruminanti, per la loro fisiologia digestiva, mantenevano a lungo nell'organismo i mangimi, comportava un certo rischio.
Gli operatori commerciali sono subito intervenuti e gli attuali metodi non utilizzano più quei marcatori; il pericolo del trasferimento, anche se statisticamente limitato, è stato quindi eliminato.
Non mi risulta che nei paesi consumatori di questi alimenti siano stati fatti rapporti precisi su altri problemi per la salute, che in genere riguardano la tossicità delle proteine espresse dal batterio per combattere il parassita.
Le proteine vengono digerite da chi le consuma - animale o uomo - e non hanno più l'effetto tossico dell'inizio.
Rimane, a lungo termine, il problema allergenico perché, anche scomponendosi, frazioni peptidiche possono scatenare allergie.
Il controllo degli effetti di tali alimenti sulla salute umana è forte, anche se per conoscere gli effetti negativi sulla salute occorrerà aspettare più di 10 anni.
Tutti sanno che molte neoplasie hanno una lunga incubazione e che gli effetti a carico del genoma richiedono molto tempo; i consumatori percepiscono questo aspetto come non risolto ma pongono soprattutto l'accento sull'aspetto etico e su quello ambientale.
Lascerò alla Commissione i risultati di uno studio dell'Istituto della nutrizione sulla percezione da parte dei consumatori di tutti questi aspetti; si tratta di uno studio scientifico che contiene anche dati sulla fiducia nelle varie fonti di informazione, tra le quali le istituzioni politiche e i programmi radiotelevisivi sono collocati all'ultimo posto.
Molto interessante è la netta ripartizione tra la percezione della possibile utilità produttiva - anche in termini di freno all'uso di pesticidi - e la mancanza di fiducia rispetto alla questione del possibile danno ambientale e del cambiamento dell'approccio etico-filosofico in favore di una vita più naturale.
Quanto alla biodiversità non vi è dubbio che queste piante, più forti, prenderanno sicuramente il sopravvento e nelle zone a coltura monopolizzeranno il territorio.
A tale proposito valga una considerazione relativa alla nutrizione in campo internazionale.
Nel sud est asiatico, dal Bangladesh alla Cina meridionale, il riso, che rappresenta l'alimento principale di quelle popolazioni e che, proprio per il modo in cui è coltivato è molto povero di nutrienti (al contrario del grano, che nel passato ha rappresentato uno dei fattori della superiorità fisica degli europei), viene arricchito transgeneticamente con nutrienti importanti come vitamine e ferro.

Si tratta di un fenomeno non arrestabile; mi pare di aver letto che l'80 per cento degli alimenti prodotti in Cina subisce questo trattamento.
Il pericolo può riguardare lo stabilirsi in quelle regioni di monocolture, monovarietà estremamente forti e resistenti.

Come sapete i ricercatori non sono mai pro o contro quello che fanno.
È questo un profilo che piace poco ai politici, ma del resto ognuno ha il proprio ruolo: il nostro grande Fermi ha contribuito alla costruzione della bomba atomica in modo freddo e acritico; sta ai politici preoccuparsi delle prospettive di utilizzo.
Anche nel campo dei ricercatori però, proprio perché non si tratta solo di biologi molecolari (il cui compito è per certi versi simile a quello dei fisici atomici del mio esempio) ma anche di ecologisti e di ambientalisti, il principio di precauzione è ormai radicato.
Molto forte è anche l'attenzione a quella che tecnicamente si chiama equivalenza sostanziale; in questo campo c'è ancora molto da fare per stabilire la reale equivalenza al 100 per cento di un cibo transgenico rispetto ad un cibo naturale.
Il compito principale dei ricercatori, specialmente nel campo dell'alimentazione, è quello di sviluppare metodi sempre più sensibili e sempre più precisi per la famosa rintracciabilità della filiera alimentare, dal campo alla tavola.
Come sapete - il Parlamento italiano e quelli di altri paesi della Comunità hanno dibattuto l'argomento - siamo alla vigilia della costituzione di una grande entità scientifica sovranazionale, l'Autorità per la sicurezza alimentare, prevista dal Libro bianco.
Per adesso i ricercatori europei si stanno cimentando con lo sviluppo di metodi sempre più sensibili e con lo studio degli effetti del genoma.
Faccio parte del gruppo di consulenti esterni della Comunità europea per i programmi scientifici su cibo e salute; il 14 luglio si svolgerà la riunione per il bando delle prossime ricerche, quasi tutte orientate allo sviluppo di metodi di rintracciabilità degli OGM e di ricerca degli effetti sul genoma dei componenti degli alimenti.
La genomica è la nuova scienza che non si occupa più di un singolo gene ma di tutto il quadro dei geni stimolati da qualsiasi effetto ambientale.
Questo aspetto scientifico, parlando come esperto che fa anche il ricercatore, rappresenta una prospettiva molto positiva; quando su una cellula in coltura potremo vedere tutto il ventaglio dei geni stimolati da un componente dell'alimentazione potremo anche conoscere effetti non ancora valutati.
Sono a vostra disposizione qualora voleste conoscere le strutture che nel paese saranno coinvolte come interfaccia con l'agenzia europea.

 

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