Coordinamento Nazionale contro la Manipolazione Genetica

ultima notizia:revocato a TEBIO  il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali



pagina iniziale

english

Mobilitebio 
com'è nato - promotori
Il nostro documento
Le bugie delle multinazionali
Le adesioni a Mobilitebio
Gli eventi
Links
Mailing list
Aderire al Mobilitebio
Materiali a disposizione
Comunicati stampa

scrivici

A chi giovano le Biotech?

1) A chi ha i brevetti
2)
Alla grande industria alimentare.
Riesce a reperire una materia prima standard, omogenea, dal costo in calo, grazie alle regole della "globalizzazione".

Chi ci rimette?

1) Il consumatore. 
La rincorsa ai costi più bassi è sempre sinonimo di produzione scadente.
E non esiste alcuna certezza di innocuità...!

2)
L'ambiente e la biodiversità
Fenomeno di deriva delle varietà manipolate e riduzione delle specie coltivate.

3)
Gli agricoltori "ricchi"
.
Sovrapproduzione e prezzi in calo: fallimenti  (vedi crisi dei medi produttori agricoli in Argentina)

4)
Gli agricoltori "poveri".
 
Non sono in grado di pagare  in valuta pregiata il costo delle sementi e del diserbante collegato: aumento della povertà e suicidi (esagerato? vedi situazione in India...)

 

Url della pagina da tradurre

scegli la lingua

Per tradurre con copia/incolla clicca qui  

SYSTRAN Translation Soft

...ma guarda un po'... che combinazione!

La legge "impone" (...) alle multinazionali 
di produrre le prove 
della innocuità dei nuovi prodotti OGM.
  E' come se a un criminale 
 si chiedessero le prove 
 della propria innocenza ! 

Le bugie delle multinazionali

Vi ricordate il proclama di abbandono della tecnologia TERMINATOR?
Ecco cosa dice la Delta & Pine proprietaria del brevetto Terminator

......'We've continued right on with work on the Technology Protection System [Terminator]. We never really slowed down. We're on target, moving ahead to commercialize it.
We never really backed off.'


- Harry Collins, Delta & Pine Land Seed Co., January, 2000

fonte:
Rural Advancement Foundation International

RAFI is an international non-governmental organization headquartered in Winnipeg, Manitoba, Canada. RAFI is dedicated to the conservation and sustainable improvement of agricultural biodiversity, and to the socially responsible development of technologies useful to rural societies. RAFI is concerned about the loss of genetic diversity - especially in agriculture - and about the impact of intellectual property on agriculture and world food security.

Le multinazionali al contrattacco 
per recuperare il tracollo azionario (-30%)

Le azioni dei gruppi del biotech precipitano, quindi le aziende passano al contrattacco: negli USA è stato creato il  Council for Biotechnology Information con un budget di 50 milioni di dollari all'anno (100 miliardi di lirette) per convincere il parco buoi della bontà dei prodotti OGM.
I fondatori del "Concilio" sono: Aventis CropScience - BASF - Biotechnology Industry Organization - Dow Chemical - DuPont - Monsanto - Novartis - Zeneca Ag Products. 
Hanno anche un sito internet: www.whybiotech.com 

Fonte: Washington Post

La comunicazione tranquillizzante sul Corriere della Sera:
Per sapere tutto su:
Piante e cibi transgenici, Terapia genica, Clonazione, Biodiversità, Brevettabilità, Biosicurezza e Controlli, Etichette, Bioetica, si sono affidati a:

prova...

Rispondono i massimi esperti di
biologia, ingegneria genetica, scienza dell’alimentazione, agronomia, bioetica, ambientalismo e autorità politiche, 
con la CONSULENZA SCIENTIFICA DI:

  • Vincenzo Lungagnani
    Docente di Normative Biotecnologiche e Bioetica - Università di Milano
  • Giorgio Poli
    Ordinario di Microbiologia, Immunologia e Virologia veterinaria - Università di Milano
  • Claudio Peri
    Ordinario di Tecnologia alimentare - Università di Milano
  • Arturo Falaschi
    Direttore del ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology), di Trieste

IGNORANTE E SUPERFICIALE
(
ignorante nel senso che non conosce - leggi poi una risposta)

Parla Edoardo Boncinelli, biologo e genetista
"Al momento i vantaggi sono molto superiori ai rischi"  
da La Repubblica

Secondo il biologo e genetista, Edoardo Boncinelli, i cibi transgenici costituiscono un'opportunità senza rischi per i paesi del Terzo Mondo. ECCO L'INTERVISTA 

Quali sono, secondo la sua opinione, i maggiori rischi e invece i vantaggi delle colture transgeniche soprattutto in relazione al fabbisogno mondiale di cibo?
Al momento attuale rischi io non riesco proprio a vederne. Purtroppo questo è un argomento in cui si utilizza molto poco il cervello e la razionalità e molto le spinte irrazionali. I vantaggi sono evidenti: si tratta di produrre più cibo, di qualità migliore e, conseguentemente, a un prezzo più basso. Si può discutere se ci sia bisogno di più cibo, però se dobbiamo ragionare sulla base di quello che è successo sulla cosiddetta rivoluzione verde di 25 anni fa che ha cambiato il volto di molti paesi del pianeta.

Le biotecnologie, quindi, costituiscono un'opportunità per i paesi del terzo mondo?
Costituiscono un'opportunità per tutti, non necessariamente solo per i paesi del terzo mondo, perché il potere produrre gli stessi prodotti in terreni che sono o devastati dal freddo o dall'acqua o dalla siccità porta vantaggi soprattutto a quei paesi che si trovano in condizioni climatiche particolari. Per quanto concerne poi i cibi resistenti a certi tipi di parassiti, di fatto è un grosso risparmio dal punto di vista dell'acquisto ma soprattutto della diffusione degli anticrittogamici chimici.

I movimenti ambientalisti sostengono che è meglio essere cauti, aspettare preoccupandosi di verificare gli effetti sull'uomo delle piante transgeniche. Lei pensa che le biotecnologie stiano procedendo troppo velocemente o invece la scarsa conoscenza scientifica sta ampliando dei problemi che non esistono?
Mah, il mio motto in tutte le cose è: provvedere senza preoccuparsi. Quindi l'idea sarebbe di essere abbastanza lucidi da individuare i problemi e da operare tempestivamente. Non esiste nulla in questo mondo che sia a rischio zero. Un po' di rischio c'è in tutto e c'è sempre stato. Anche in questa iniziativa ci saranno dei rischi, ma non vale la pena solamente di fare allarmismi se non molto specifici, critiche specifiche, non generiche. Secondo me, non stiamo andando troppo svelti, questo magari vale però oggi, ma potrà non valere per i prossimi 10 anni o 15 anni. Se si volesse fare qualcosa di veramente utile, si dovrebbero comunque fare delle critiche specifiche invece che generiche.

L'economista Jeremy Rifkin sostiene che quando si cominciano a introdurre centinaia e poi migliaia di organismi progettati geneticamente in ambienti nei quali non sono stati adattati in precedenza, alcuni di essi possono diventare dannosissimi, rimanere nell'ambiente e provocare una destabilizzazione a lungo termine. Questo autore si chiede se non sia un atto di irresponsabilità da parte dei governi permettere che vengano introdotti nell'ambiente alcuni organismi manipolati geneticamente di qualunque tipo? Lei che cosa risponderebbe a questa domanda?
Se lui dicesse 'introdotti nell'ambiente', si potrebbe sempre discutere. Io sarei sempre sul lato ottimistico, ma si potrebbe discutere. Il problema è che non si sta introducendo niente di anomalo nell'ambiente perché la maggior parte delle colture, delle piante e anche degli animali non riuscirebbero assolutamente a sopravvivere al di fuori del campo dove sono coltivate, al di fuori di condizioni particolari. Lo stesso frumento, che noi ci mangiamo da 12 mila anni, se noi lo coltivassimo in un prato aperto, verrebbe immediatamente fatto fuori dalle erbacce. Noi stiamo producendo in certe zone ben precise e limitate e controllate delle varianti genetiche come abbiamo sempre fatto da 12 mila anni a questa parte. Il frumento non esiste, il pomodoro non esiste, la mela non esiste in natura ma l'ha costruita l'uomo col suo ingegno e con la sua operosità.
Sempre Rifkin sostiene che dobbiamo imparare una lezione dalla rivoluzione petrolchimica e nucleare, sollevare subito le questioni importanti, assicurarsi di non introdurre nella biosfera niente che possa compromettere le generazioni presenti e quelle future, sospendere le emissioni di qualsiasi tipo nell'ambiente finché non venga discussa in parlamento la questione di una valutazione scientifica dei rischi e delle responsabilità. Lei cosa pensa? Si può fare oggi una valutazione dei rischi, delle responsabilità legate alle culture transgeniche?
Ogni richiamo alla prudenza e alla ragionevolezza è benvenuto. Quindi l'uomo sempre in tutte le cose deve valutare il pro e il contro e i rischi. Ma, secondo me, è già stata fatta questa valutazione. Se parliamo di una valutazione scientifica, gli scienziati, quelli veri, una valutazione l'hanno già fatta. Il problema è che molte persone, che non sanno assolutamente nulla di questi argomenti, sono convinte che gli scienziati o sono stupidi o disonesti. In questo clima è ben difficile discutere. Si può discutere, ma se non veniamo creduti, o per meglio dire, se non vengono creduti quelli che si occupano di questo, la discussione viene troncata immediatamente.
A lungo termine, quindi portando avanti la ricerca scientifica in questo settore, quali potrebbero essere i risultati che si raggiungono?
Quello che io mi posso immaginare e che molti colleghi vedono con chiarezza è che se tutto va come deve andare di fatto diminuirà l'inquinamento ambientale. Perché se certe piante sono resistenti a certi agenti infettivi senza bisogno di tonnellate e tonnellate di sostanze chimiche sparse, quelle sì, nell'ambiente, di fatto ci sarà una maggiore pulizia dell'ecosistema, non un aggravamento dell'inquinamento ambientale. Alcuni pensano che questo sia un sogno, io penso che sia invece la pura verità.

(30 marzo 2000)
 

Attenzione:
una interessante e documentata risposta  la potete trovare nell'area Ecologia di Peacelink, da parte del Dr. Alessandro Gimona.